Tributario

L’accertamento presuntivo non basta in sede penale

di Antonio Iorio

L’accertamento presuntivo non può trovare ingresso in sede penale, in quanto il giudice è tenuto a verificare la sussistenza della violazione a mezzo di specifiche indagini che possono far luce o meno sulla fondatezza della tesi accusatoria. Le presunzioni o i criteri di valutazione, validi ai fini fiscali, infatti, non possono quindi applicarsi dal giudice penale

A fornire queste interessanti indicazioni è la Cassazione, Terza sezione penale, con la sentenza 6823/2015 depositata ieri.

Un imprenditore era condannato in primo e d in secondo grado per il delitto di omessa presentazione della dichiarazione (articolo 5, Dlgs 74/2000). In particolare, per come stabilito dalle due pronunce, era stata evasa un’imposta per oltre 1 milione di euro e quindi ben al di sopra della soglia di punibilità al tempo vigente (euro 77.468,53).

L’imputato ricorreva per cassazione evidenziando, tra gli altri motivi, che l’imposta evasa era stata quantificata presuntivamente in base all’accertamento tributario, con la conseguenza che il giudice penale aveva omesso di accertare il superamento della predetta soglia di punibilità, ponendo (al pari dell’accertamento tributario) a carico del contribuente l’onere (negativo) del non superamento della soglia.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso fornendo delle importanti indicazioni sulla rilevanza delle presunzioni fiscali all’interno del processo penale.

Secondo i giudici di legittimità, l’accertamento presuntivo, ammesso in sede tributaria, non può trovare ingresso in sede penale, in quanto il giudice è tenuto a verificare la sussistenza della violazione a mezzo di specifiche indagini che possono far luce o meno sulla fondatezza della tesi accusatoria.

Spetta esclusivamente al giudice penale il compito di procedere all'accertamento ed alla determinazione dell’imposta evasa attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche ad entrare in contraddizione con quella eventualmente svolta innanzi ai fini tributari, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria

In sede penale, conclude la sentenza, il giudice non può applicare le presunzioni legali, sia pure relative, o i criteri di valutazione validi ai fini tributari, limitandosi a porre a carico dell’imputato l'onere probatorio, dovendo invece procedere d’ufficio agli accertamenti del caso

La pronuncia è particolarmente interessante perché censura un comportamento che, viene spesso assunto dall’amministrazione e dal pubblico ministero.

In sostanza, sol perché all’esito dell’accertamento fiscale l’imposta contestata supera le soglie di punibilità, viene avviato un procedimento penale, senza considerare che la ricostruzione quantitativa di tale evasione è state eseguita sulla base di presunzioni aventi esclusiva rilevanza fiscale ma non penale.


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