Tributario

Punto a favore del contribuente se il giudice è «indifferente» alla domanda

Giampaolo Piagnerelli

Punto a favore del contribuente se il giudice di secondo grado non si pronuncia sulla domanda rimasta senza spiegazione in commissione provinciale. Lo chiarisce laCassazione con la sentenza n. 22309/2014 . Un punto decisamente a favore del cittadino e che bacchetta il giudice di merito rimasto sulla propria posizione senza considerare la posizione del contribuente.

La vicenda - La Corte, in particolare, si è trovata alle prese con una società in accomandita semplice che aveva proposto opposizione contro l'avviso di irrogazione di sanzione per indebito rimborso dell'Iva. Nella fattispecie si trattava di una presunta operazione inesistente e concerneva una probabile cessione di un albergo da parte del precedente proprietario che all'epoca era anche l'accomandatario della cessionaria. Il contribuente è così dovuto arrivare in Cassazione per vedersi riconoscere il proprio diritto e avere una spiegazione dell'iter decisionale da seguire nel giudizio di merito. La società, in particolare, ha dedotto la violazione dell'articolo 53 del Dlgs 546/1992, nonchè i vizi di omessa e insufficiente motivazione in quanto la Ctr non aveva considerato che, i motivi con cui la decisione di primo grado era stata impugnata, erano stati enunciati in modo particolareggiato, tanto che si chiedeva una pronuncia in ordine all'istanza di condono presentata dalla società.

La posizione della Cassazione - I Supremi giudici hanno dato pienamente ragione al contribuente in quanto - si legge nella sentenza - come la società appellante avesse addotto argomenti e questioni specifiche a sostegno del gravame proposto in secondo grado, senza che fossero stati adeguatamente vagliati e decisi dalla competente commissione. Un principio che è stato sancito dalla Corte in funzione proprio della natura del processo tributario in cui la riproposizione in appello delle stesse argomentazioni poste a sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado - in quanto ritenute giuste e idonee al conseguimento della pretesa fatta valere - assolve l'onere di specificità dei motivi di impugnazione imposto dall'articolo 53 del Dlgs 546/1992, ben potendo la parte soccombente investire la decisione impugnata nella sua interezza.

Conclusioni - Non è stato accolto, invece, (ma ciò non ha avuto alcun risvolto sull'esito principale della decisione) il secondo motivo di appello proposto dal contribuente sull'efficacia della notifica. E a tal proposito è stato chiarito come la procedura debba necessariamente essere considerata valida se effettuata nei confronti del legale rappresentante, presso la residenza in un comune anche se diverso rispetto a quello del domicilio fiscale dell'ente. In questa circostanza deve scattare la presunzione di conoscenza visto che poi il contribuente ha agito in giudizio avendo avuto, così, piena cognizione dei fatti contestati dall'Ufficio.


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