Penale

Truffa aggravata per le quote latte

di Patrizia Maciocchi

La condanna per truffa aggravata del legale rappresentante e dell’amministratore della cooperativa coinvolta nella vicenda delle quote latte non fa scattare il ne bis in idem nei confronti degli imputati già “puniti” con la sanzione amministrativa”. Perché sia violato l’articolo 4 del protocollo n.7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è infatti, necessario che alla base della contestazione ci siano i medesimi fatti, circostanza che, nel caso esaminato, non ricorre. Inutilmente i ricorrenti si sono appellati a quanto stabilito nella sentenza Grande Stevens rispetto al divieto di giudicare e punire due volte, quando la sanzione è solo apparentemente ammnistrativa ma sostanzialmente penale.

Con la sentenza 11441 del 17 marzo, la Suprema corte, nel confermare la condanna per truffa aggravata, precisa che, alla base di questa, ci sono gli elementi dell’artificio e del raggiro riscontrati nelle condotte dei due ricorrenti che avrebbero costituito le società fittizie per farle figurare quali “primi acquirenti” e superare così la normativa comunitaria e nazionale dettata in materia di produzione del latte eccedente le quote riservate ai singoli produttori.

Diversa la fattispecie che ha sorretto la sanzione amministrativa - sia pecuniaria ,sia interdittiva della revoca della qualifica di “primo acquirente” - giustificata dal trattenimento, a titolo di prelievo supplementare delle somme che non sono state versate all’Agenzia per le erogazioni all’agricoltura e all’Erario, per le quote di latte in esubero.

Il criterio della “non identità” precisa la Cassazione è sostenuto dalla giurisprudenza di legittimità riguardo alla finalità dell’intervento sanzionatorio «previa individuazione degli interessi sottesi alle previsioni a confronto: integrità del patrimonio e libera formazione del consenso negoziale dell’offeso, da un canto; funzionamento, anche per la complessa fase dei controlli, della produzione lattiero-casearia, con sanzionabilità delle violazioni, anche solo formali, dall’altro».

La Cassazione conferma la condanna affermando che non è configurabile, come sostenevano i ricorrenti, il rapporto di specialità tra il delitto di truffa aggravata e la violazione amministrativa per il mancato obbligo di trattenuta e di versamento mensile delle somme dovute relative ai produttori che avessero superato il tetto delle quote.


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