Penale

Agenzia per i beni confiscati alle mafie, in discussione la governance

di Nino Amadore

Il prossimo appuntamento parlamentare è fissato per il 13 aprile. Quel giorno la commissione Giustizia della Camera, di cui è presidente Donatella Ferranti, ascolterà i magistrati esperti delle misure di prevenzione e il procuratore nazionale Antimafia. All’ordine del giorno il testo di legge che reca norme “per accelerare i procedimenti in materia di contrasto ai patrimoni illeciti e per favorire il riutilizzo sociale dei beni e delle aziende confiscati alle mafie e tutelare il lavoro”. In pratica il disegno di legge che dovrebbe riformare il settore dei beni confiscati alle mafie intervenendo sulle procedure e soprattutto riformando ruolo, compiti e governance dell’Agenzia per i beni confiscati. Ma , come è possibile capire dall’intestazione del Ddl la commissione ha già fatto una prima scelta adottando come testo base il disegno di legge che i più definiscono “Libera-Cgil” perché frutto di una raccolta di firme portata avanti dall’associazione guidata da don Luigi Ciotti e dal sindacato. Sono stati scartati invece altri due progetti: quello della commissione Antimafia, che aveva ricevuto un via libera unanime, e quello del governo.

Ma proprio mentre i lavori della commissione vanno avanti crescono le critiche tra gli addetti ai lavori e soprattutto tra i magistrati che si occupano di misure di prevenzione al testo di legge base della commissione. Un testo di legge che, a giudizio di molti, non risolverebbe i problemi e anzi per certi versi li aggraverebbe appesantendo ulteriormente l’Agenzia per i beni confiscati e burocratizzando parecchio la gestione dei beni. In particolare vengono criticati alcuni articoli del testo in discussione che modificherebbe radicalmente le previsioni in materia del Codice antimafia (decreto legislativo 159/2011 ) senza però «arrivare a migliorare la situazione» è il giudizio di molti.

Tra gli interventi che fanno parecchio discutere quello sulla governance dell’Agenzia per i beni confiscati (Capo V del testo in esame) che secondo alcuni autorevoli pareri verrebbe appesantita: i componenti del direttivo passerebbero da quattro a sette con l’inserimento anche di un rappresentante dell’associazionismo. Ma soprattutto, in questo caso, non verrebbe risolto il problema della gestione dei beni dopo la confisca di primo grado: l’amministrazione rimarrebbe in capo all’Agenzia lasciando sul tappeto i problemi finora riscontrati. Altro punto, tra i tanti, è quello che riguarda la cosiddetta tutela dei terzi: il progetto della commissione Antimafia puntava a risolvere prevedendo l'anticipata autorizzazione giudiziale a pagare i creditori “strategici” entro un mese dall'emissione del provvedimento di sequestro mentre nel testo in discussione la norma resta nella sostanza immutata. Tutta una parte del testo in esame è dedicata alle misure di sostegno per le imprese sequestrate e confiscate con l’istituzione di un Fondo di garanzia per l’accesso al credito ma anche con l’introduzione di sgravi contributivi per i lavoratori e altri sostegni che andrebbero coperti con una parte delle risorse del Fondo unico di giustizia.


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