Penale

Legittimo il sequestro preventivo alla confisca anche su beni intestati a terzi

di Giampaolo Piagnerelli

Il sequestro preventivo funzionale alla confisca può riguardare anche beni non di proprietà dell'indagato. E non ci deve essere una precisa corrispondenza in termini strettamente economici tra il quantum oggetto del reato (evasione) e il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare. E' sufficiente che non sussista un'evidente sproporzione. Sono questi i principi enunciati dalla Cassazione con la sentenza n. 11497/15 .

La vicenda. La Corte in particolare si è trovata alle prese con una maxi evasione alla quale era seguita una confisca di beni appartenenti anche a soggetti differenti dal reo. Si legge nella sentenza che la misura non deve certamente frustrare gli interessi di terzi o a maggior ragione parenti dell'imputato, ma certamente devono considerarsi sequestrabili tutti quei beni reperiti presso terzi acquistati con il denaro dell'indagato. Quindi a fronte della prova che determinati beni siano stati acquistati con denaro direttamente o indirettamente riconducibile all'indagato e poi intestati ai suoi familiari, occorre che questi provino che la disponibilità degli stessi non sia rimasta all'indagato. Ragionando diversamente verrebbe meno la ratio dell'istituto della confisca per equivalente, rendendo così estremamente facile all'indagato sottrarre dei beni alla stessa acquistandoli con denaro proprio e intestandoli formalmente a mogli, figli, fratelli, sorelle e altri.

Quando scatta la misura cautelare. La Cassazione ha precisato che in tema di sequestro preventivo nel caso in cui la misura cautelare abbia a oggetto beni formalmente intestati a un soggetto non indagato, ritenendosi che l'intestazione sia fittizia e che la proprietà effettiva faccia capo a chi è indagato, occorre dimostrare, in termini di qualificata probabilità, che l'intestazione dei beni sia fittizia e che la proprietà degli stessi sia dell'indagato il quale ne abbia la sostanziale disponibilità. E in tale contesto - si legge nella decisione - la prova che il bene sia stato acquistato in tutto o in parte con denaro dell'indagato, integra la richiamata qualificata probabilità. Il tutto ricordano i Supremi giudici senza che il proprietario formale sia tenuto a fornite una probatio diabolica.

Conclusioni. Infatti l'avere fornito la provvista per l'acquisto si pone come presunzione iuris tantum di intestazione fittizia, cui l'intestatario formale del bene può ovviare portando in giudizio elementi da cui possa desumersi che al di là dei soldi con cui è stato acquistato, il bene rientri comunque nella sua disponibilità e ricada integralmente nella sua sfera di interesse economico. Prova che nel caso concreto non è stata fornita e quindi è stata confermata la responsabilità del ricorrente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA