Comunitario e internazionale

Esecuzione sentenze Cedu: Italia, nel 2014 indennizzi giù del 59 per cento

di Marina Castellaneta

Strategie amministrative più efficaci e modifiche legislative che attuano i principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo secondo l’interpretazione di Strasburgo. Con un filo diretto con le richieste della Corte europea. È il mix di fattori che ha portato l’Italia a una diminuzione del contenzioso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo e a un netto calo degli indennizzi versati, a vantaggio delle casse dello Stato. È il quadro che emerge dalla relazione annuale sull’esecuzione, nel 2014, delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia presentata dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri. È la nona relazione prevista dalla legge n. 12/2006, che segna non solo una riduzione dei casi pendenti, ma soprattutto una diminuzione sensibile degli indennizzi che lo Stato è tenuto a versare alle vittime di violazioni dei diritti riconosciuti nella Convenzione. Se nel 2013 la Corte aveva attribuito alle vittime che avevano presentato ricorsi contro l'Italia, nel complesso, ben 71.284.302 di euro, nel 2014 l'importo è sceso a quota 29.540.589 (l'Italia, però, nel 2014 ha liquidato solo poco più di 5 milioni di euro contro i 61 del 2013).

Una riduzione di 59 punti percentuale dovuta anche all’utilizzo di procedure conciliative e ai Piani d'azione con procedure transattive.

E c'è di più se dopo la condanna italiana nel caso Torreggiani, la riforma messa in campo per fronteggiare il sovraffollamento delle carceri è segnalata come una “best practice”. Un modello – si legge nella relazione – «indicativo di una svolta emblematica nei rapporti di collaborazione instaurati con la Corte». I risultati: diminuzione del 30,55% dei ricorsi assegnati a una formazione giudiziaria a Strasburgo. Certo, rimane ancora alto il numero di ricorsi (10.1000), ma con una diminuzione rispetto ai 14.400 casi del 2013. E già i primi mesi del 2015 hanno condotto a risultati ancora più positivi perché la quota di ricorsi è scesa a 8.800.

Non è però del tutto chiuso il capitolo riguardante i ricorsi seriali dovuti ai ritardi nella liquidazione degli indennizzi ex legge Pinto. Preoccupa, poi, il numero rilevante di ricorsi in materia di leggi retroattive, di asilo e respingimento e di danni per emotrasfusioni e vaccinazioni obbligatorie. Pende, inoltre, il ricorso “Idep s.a. e altri”, una società che contesta all'Italia la violazione dell'articolo 6 della Convenzione (equo processo) perché, con la modifica del regime di prescrizione in materia penale con l'ex Cirielli, di fatto, ha ridotto il termine anche per le azioni civili per il risarcimento dei danni verso i responsabili della gestione del patrimonio del gruppo.

Tra i casi pendenti dinanzi alla Grande Camera, il divieto di sperimentazione scientifica su embrioni umani, gli effetti della maternità surrogata all’estero e la confisca senza reato, che vede nuovamente sotto i riflettori della Corte, la vicenda Punta Perotti.

Sul fronte dell’esecuzione delle sentenze depositate nel 2014, per attuare la pronuncia Cusan sull’attribuzione del cognome materno, l'Italia è partita subito con l'adozione, da parte del Consiglio dei ministri, di un disegno di legge ma poi tutto si è fermato. Con il rischio di nuovi ricorsi.

Tuttavia, è la questione del ne bis in idem a provocare più problemi nell'attuazione anche perché il divieto di cumulo di sanzioni penali e amministrative – segnala la relazione – coinvolge gli accertamenti amministrativi tributari, gli illeciti riguardanti la circolazione stradale, quelli depenalizzati e i procedimenti disciplinari in materia di impiego. Con la necessità di una revisione generale.Resta ancora al palo l’azione di rivalsa introdotta con l'articolo 43 della legge n. 234/2012. Nel 2014, il Governo ha avviato 7 azioni di rivalsa (per un totale di 1.628.240 euro) delle quali 5 nei confronti di enti territoriali e 2 verso enti trasformati in società per azioni, ma nulla è andato avanti per i contrasti sulla gradazione delle responsabilità.


© RIPRODUZIONE RISERVATA