Civile

Il termine per proporre la mediazione demandata non è perentorio

di Marco Marinaro

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Il termine per proporre la mediazione demandata dal giudice ha natura ordinatoria e l'indicazione dell'oggetto della controversia oltre che dall'istanza può essere desunto dalla documentazione ad essa allegata ed anche per relationem rispetto alla causa pendente.
Questi i princìpi affermati in una interessante sentenza non definitiva del Tribunale di Pavia (estensore Marzocchi) resa in esito all'udienza del 14 ottobre 2015 .

La lite all'esame del giudice pavese tra origine dal decreto ingiuntivo reso con formula esecutiva in favore di un'impresa che dopo aver eseguito dei lavori edili richiedeva il pagamento del compenso sulla base di una transazione che invece il committente riteneva di non aver mai sottoscritto disconoscendone la sottoscrizione (la apocrifìa della firma veniva anche confermata da una perizia grafologica disposta preliminarmente dal giudice).

Il tribunale disponeva la mediazione che non sortiva esiti positivi e all'udienza di verifica la società opposta sollevava eccezioni sul tardivo e scorretto avvio della procedura stessa e chiedeva la improcedibilità dell'opposizione e la conferma del decreto ingiuntivo.

Con la sentenza in esame il tribunale prende posizione su due questioni di notevole interesse. La prima è quella della natura del termine entro il quale avviare la mediazione in quanto la parte opposta ritiene che l'istanza sia stata prodotta tardivamente. Nel caso di specie il giudice rileva come in realtà la stessa sia stata invece presentata nei quindici giorni dalla notifica telematica dell'ordinanza con la quale era stata disposta la mediazione.

In ogni caso, in via incidentale, il tribunale partendo dal condivisibile assunto in base al quale mediazione «è procedura riservata, in buona misura orale e, per molti aspetti, informale» nel ricordare il contrasto insorto in giurisprudenza afferma la natura ordinatoria del termine ritenendo decisivo il disposto di cui al'art. 152, comma 2, c.p.c. per il quale «i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori».

La seconda questione attiene poi alla mancata indicazione dell'oggetto della mediazione nell'istanza di avvio della stessa. Ribadita l'informalità della procedura il giudicante chiarisce come l'oggetto della mediazione possa essere ricavato non solo dal modulo di avvio «ma anche aliunde ad esempio dai documenti allegati o, ancora e soprattutto, dall'esposizione orale delle parti durante l'incontro di mediazione». Nella fattispecie risultavano indicate nel modulo di avvio le condizioni alle quali la parte istante si dichiarava disponibile a conciliare; era indicato il giudizio pendente e le parti corrispondevano. Quel che più rileva ad avviso del tribunale è, tuttavia, che «l'incontro avanti al mediatore si svolgeva con la partecipazione dei legali e soprattutto dei rispettivi clienti, in ossequio a quanto stabilito sia nella citata ordinanza giudiziale che nell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo citato a mente del quale per un regolare svolgimento della procedura di mediazione “al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l'assistenza dell'avvocato».

Per cui respinte entrambe le eccezioni veniva meno l'esigenza di pronunciarsi circa la domanda di conferma del decreto ingiuntivo (rimanendo aperta così la vexata quaestio circa le conseguenze sul decreto ingiuntivo opposto una volta dichiarata la improcedibilità per il mancato esperimento della mediazione).


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