Civile

I FIGLI NON POSSONO SCALFIRE IL DIRITTO DI ABITAZIONE

LA DOMANDA In un appartamento di proprietà, vivono padre e due figli, ora maggiorenni. L'alloggio era intestato alla madre, deceduta senza lasciare volontà. In seguito alla successione, spetta un terzo dell'appartamento a ciascuno. Il decreto tavolare stabilisce per il padre, quale coniuge superstite, il diritto di abitazione. Sullo stesso appartamento grava l'usufrutto a favore della madre della persona deceduta.I figli chiedono al padre di lasciare nella loro disponibilità l'appartamento, potendo egli vivere in un locale più consono e di ridotte dimensioni. I figli si accollerebbero le spese dell'affitto. Dal canto suo il padre, onde evitare discussioni, sarebbe disponibile a una ristrutturazione dell'abitazione dove vivono, ricavandone un monolocale a proprio uso.Possono i figli procedere nei loro intenti oppure il diritto di abitazione pone il padre al riparo da qualsiasi azione vogliano essi intraprendere?

In generale, il diritto di abitazione del coniuge superstite gli garantisce la possibilità di continuare a vivere nella casa in cui dimorava abitualmente con il coniuge prima dell’evento luttuoso, quando l’immobile era di proprietà comune dei coniugi o di proprietà esclusiva del coniuge defunto. L'articolo 540, secondo comma, del Codice civile amplia di fatto i diritti ereditari del coniuge nei confronti dei coeredi, anche se è suscettibile di valutazione economica nel caso si discuta di quote di legittima. Si tratta di un diritto a cui il titolare può rinunciare, senza per questo rinunciare alla qualità di erede, meglio con un atto formale; infatti, se - al di fuori dell’ipotesi successoria di legge - il diritto di abitazione si perde con il mancato uso (trasferimento di residenza), nel caso descritto dal quesito la questione non è pacifica, poiché una parte della giurisprudenza sostiene che il diritto dell’erede non si perde nemmeno andando ad abitare altrove. Quindi, i coeredi non possono, in presenza dei requisiti di legge, contrastare il diritto del coniuge del defunto e imporgli di rilasciare la casa.Nel caso descritto, però, il diritto potrebbe essere contrastato dal titolare del diritto di usufrutto, o comunque sulla base dell’esistenza di tale diritto: si può infatti sostenere che il diritto di abitazione non sorga se il coniuge defunto era soltanto nudo proprietario della casa coniugale e la godeva in virtù di un contratto; in caso contrario, infatti, l’usufruttuario vedrebbe compresso il suo diritto senza che ciò trovi fondamento in una specifica norma. Si consiglia, dunque, di verificare il titolo in base al quale la defunta godeva dell’immobile anche nel decreto tavolare (emesso in base al sistema catastale tavolare, vigente in alcune aree del Nord-Est d'Italia, a partire dal Trentino Alto Adige).

Da: Banca Dati Legale


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