I CRITERI PER INDIVIDUARE IL CALORE «VOLONTARIO»

LA DOMANDA Abito in un condominio degli anni 60, costruito in assenza di normative e di materiali sul risparmio energetico. Per consentire un buon funzionamento termico, sono stati sottoscritti da tutti, e trascritti nei pubblici registri immobiliari, due vincoli: la ripartizione delle spese in base ai millesimi, anziché ai consumi, e l’impegno generale a non chiudere il riscaldamento, perché questo avrebbe creato una elevata dispersione di energia agli appartamenti vicini, date le carenze costruttive. Il Dlgs 102/2014 impone la ripartizione in base ai consumi, ma non leggo che abroghi il “trascritto” impegno di solidarietà di non far gravare sui vicini la quota di energia assorbita, per la carente coibentazione della propria unità immobiliare, chiamata anche “furto di calore”. Il calore assorbito dall’unità immobiliare fredda, ma misurato dai ripartitori del residente, può ritenersi volontario per quest'ultimo, e la contabilizzazione può ritenersi corretta, come prescritto dal Dlgs 102/2014?

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