Tributario

Plusvalenza da cessione: la divisione non rileva

di Luca Benigni e Gianni Rota

In caso di cessione di terreni edificabili acquisiti per successione, la plusvalenza si calcola sottraendo dall’incasso della vendita il valore dichiarato nella successione. E questo anche in caso di divisione dell’eredità a cavallo tra data di successione e data di vendita. La ragione è che la determinazione del costo storico di ciascun bene comprende tutti i costi conteggiati a ritroso fino al momento di apertura della successione e non conta il valore dichiarato nella divisione ereditaria. Infatti, a seguito dello scioglimento della comunione ereditaria ogni coerede non muta il proprio titolo originario di acquisto, che resta quello che aveva generato la comproprietà iniziale. Queste le conclusioni della Ctr Lombardia, sentenza 3309/44/2016 (presidente e relatore D’Agostino).

Il caso - Nel 1995 due fratelli ereditano dal padre un terreno edificabile dichiarando un valore di 496mila euro. Nel 2004 sciolgono la comunione e nella divisione ne dichiarano 310mila. Nel 2009 i due fratelli vendono le due porzioni a 288 e 307mila euro rispettivamente. Dichiarano poi rispettivamente una plusvalenza di 40 e 59mila, per un totale di 99mila euro, ottenuta sottraendo al corrispettivo globale di 595mila il valore del 1995.

Per l’amministrazione, invece, il calcolo della plusvalenza va effettuato non sottraendo i 496mila euro del 1995, ma il valore di divisione pari a 310mila euro del 2004, con successiva rivalutazione. Quindi accerta in capo ai due una maggior plusvalenza complessiva di 186mila euro.

Il ricorso - I fratelli si oppongono in Ctp sostenendo che il “sottraendo” da considerare è quello dichiarato nella successione del 1995, in quanto l’erede è proprietario dei beni assegnatigli fin dal momento dell’apertura della successione e con effetto retroattivo verso i terzi.

L’amministrazione resiste sottolineando il fatto che le parti, nell’atto di divisione, hanno dichiarato un valore di 310mila euro (155mila a testa) e che anche sommando la rivalutazione monetaria non si arriva al valore di 496mila (248mila a testa).

Il giudizio - La tesi dell’amministrazione è fatta propria dalla Ctp, ma non dalla Ctr investita dall’appello. Secondo la Ctr il sottraendo – costo “storico” dei terreni caduti in comunione ereditaria – si calcola sulla base di tutti i costi sostenuti anche se subentra la divisione ereditaria. Ogni costo inerente va infatti conteggiato sempre a ritroso fino al momento di apertura della successione, sebbene prima della vendita ci sia stata una divisione ereditaria.

Questo perché:

• in caso di scioglimento della comunione ereditaria ogni coerede diventa unico e immediato successore nei beni componenti la sua quota in quanto non è possibile attribuire separata rilevanza autonoma alla divisione pattizia;

• i coeredi attraverso la sostituzione di diritti comuni con diritti esclusivi sui beni caduti in successione acquisiscono la titolarità di beni singoli specificamente individuati e il loro titolo di acquisto è riconducibile all’originaria situazione di comproprietà ereditaria.

Per l’articolo 34 del Tuir la divisione ha natura dichiarativa quando l’assegnazione ai singoli eredi corrisponde alla quota che ciascuno vanta sulla massa divisionale e grazie a essa ogni erede fiscalmente in comunione è fin dall’origine titolare esclusivo dei beni assegnati in piena proprietà (Cassazione 6959/2000; 20645/2005; 14398/2010).

Seguendo la tesi dell’Erario, con un valore di divisione maggiore di quello ereditario, converrebbe dichiarare il primo e viceversa.


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