Tributario

Il domicilio fiscale in Italia non pregiudica la residenza in Svizzera

di Luca Benigni e Ferruccio Bogetti

L’elezione del domicilio fiscale in Italia da parte del connazionale residente all’estero è irrilevante ai fini della determinazione della sua residenza fiscale. Il domicilio individua l’amministrazione territoriale compente a cui presentare il modello Unico. La residenza, invece, determina la nazione nella quale pagare le imposte. Sono queste le conclusioni della sentenza 88/32/15 della Ctr Lombardia (presidente e relatore Izzi).

L’amministrazione contesta per il 2005 a un italiano residente in Svizzera l’omessa dichiarazione dei compensi percepiti come consigliere da due società operanti in Italia. Al contribuente, che risiede all’estero anche se ha eletto domicilio in Italia presso la sede della società, viene contestato il recupero. Inoltre, i suoi compensi hanno subìto la ritenuta alla fonte. Questa tesi viene rigettata in Ctp, ma riproposta con successo dall’ufficio in appello.

La questione di diritto

Dapprima la Ctr chiarisce i «concetti di residenza e domicilio fiscale, che in parte si rifanno, ma che ad ogni modo si distinguono, da quelli di residenza e domicilio ai fini civilistici». Civilisticamente la residenza è il luogo in cui la persona ha la sua dimora abituale, il domicilio è invece il luogo in cui ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Fiscalmente è il luogo in cui la persona per la maggior parte del periodo di imposta è iscritta nelle anagrafi della popolazione residente o ha nel territorio dello Stato la sede dei suoi affari od interessi o la dimora abituale.

Le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel Comune dell’anagrafe in cui sono iscritti, e quelle non residenti il domicilio fiscale nel Comune in cui è prodotto il reddito.

Quindi, secondo la Ctr, «se da un lato la residenza rileva ai fini dell’assoggettabilità alla disciplina Irpef, o ai fini della deroga alla disciplina “ordinaria”, il domicilio fiscale rileva meramente ai fini dell’individuazione dell’amministrazione finanziaria territorialmente competente a ricevere la dichiarazioni e svolgere l’attività di controllo e accertamento». Pertanto, anche il soggetto non residente, che però percepisce un reddito nel territorio italiano, dovrà eleggere un domicilio fiscale nel nostro Paese. Il fatto che non sia residente acquista valore ai fini dell’imposizione concreta, cioè in relazione quantum dovuto.

La questione di fatto

Il contribuente, però, non ha la residenza fiscale in Italia in quanto si è cancellato dall’anagrafe del Comune nel 1997, anno a partire dal quale risulta iscritto all’Aire. Come riporta la sentenza, per dimostrare la propria residenza ai fini civilistici (dimora abituale) al di fuori del territorio italiano, il contribuente ha prodotto in giudizio:

• i certificati di domicilio in Svizzera;

• il libretto per stranieri rilasciato dalle autorità svizzere;

• l’assicurazione sanitaria elvetica;

• una polizza di previdenza sottoscritta in Svizzera;

• le bollette di acqua, luce e gas;

• le prove dell’assenza di qualsiasi abitazione in Italia, di proprietà o in locazione;

• il contratto di lavoro da cui risulta un reddito di origine elvetica maggiore rispetto a quello percepito in Italia.

Secondo i giudici, il contratto di lavoro, la documentazione fiscale e l’ulteriore documentazione prodotta possono ritenersi sufficienti a dimostrare come anche il domicilio, cioè la sede principale di affari ed interessi del privati, non possa collocarsi in Italia, ma in Svizzera.


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