Tributario

Omessa dichiarazione, il fisco deve valutare anche le spese

di Antonio Porracciolo

Nel ricostruire il reddito con metodo induttivo l’agenzia delle Entrate deve valutare anche i costi di produzione sostenuti dal contribuente. È quanto afferma la Ctp Caltanissetta (presidente Lupo, relatore Zucchetto) nella sentenza 602/1/2014 .

Il ricorso -
La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento, con cui le Entrate riprendevano a tassazione, per l’anno 2007, redditi per 21mila euro. Il ricorrente ha ammesso che il professionista incaricato non aveva presentato la dichiarazione, ma ha sostenuto che l’ufficio, non riconoscendogli i costi comprovati, aveva effettuato una doppia imposizione. Dal canto suo, l’amministrazione ha dedotto che in sede di accertamento con adesione non erano stati esibiti documenti relativi a beni strumentali; inoltre, l’elaborazione dello studio di settore aveva accertato un reddito superiore ai ricavi indicati dal ricorrente.

Il giudizio -
Nell’accogliere il ricorso, la Ctp afferma che, quando il contribuente omette di presentare la dichiarazione (e dunque il suo reddito è determinato con metodo induttivo), l’amministrazione finanziaria deve ricostruire la situazione reddituale globale del contribuente stesso. L’ufficio è quindi tenuto a considerare anche le «componenti negative del reddito che siano comunque emerse dagli accertamenti compiuti ovvero siano state indicate e dimostrate»; altrimenti, «si assoggetterebbe a imposta, come reddito d’impresa, il profitto lordo, anziché quello netto».

La commissione rileva che, nella fase di accertamento con adesione, il ricorrente aveva esibito «documentazione di spesa, che l’ufficio (aveva) ingiustificatamente omesso di considerare». Né - prosegue la motivazione - si può valutare il fatto che i costi indicati dal contribuente non sono congrui rispetto ai ricavi dallo stesso documentati; questo perché si tratta di deduzioni «che non trovano estrinsecazione nell’avviso di accertamento emesso e pertanto non possono costituire oggetto di cognizione» in giudizio. Ragioni che inducono, dunque, la commissione ad annullare l’avviso di accertamento, ad eccezione della parte relativa alle sanzioni per l’omessa dichiarazione.

La giurisprudenza -
La decisione è in linea con la sentenza 28028/2008 della Corte di cassazione (richiamata in motivazione dalla Ctp nissena), per la quale è censurabile il fatto che l’amministrazione dia rilievo unicamente «ai ricavi senza tenere conto della situazione contabile complessiva e, perciò, anche dei costi»: quando manca la dichiarazione dei redditi, è compito «degli organi dell’amministrazione finanziaria accertare il reddito imponibile e non semplicemente i ricavi».

In questo caso non si applicano i limiti di prova previsti dall’articolo 74 del Dpr 597/1973, che non ammette la deduzione di costi e oneri se gli stessi non risultano imputati al conto dei profitti e delle perdite allegato alla dichiarazione. Diversamente, l’imposta graverebbe - conclude il giudice di legittimità - su ciò che non è reddito. Questo risultato, collide «con il parametro costituzionale della capacità contributiva di cui all’articolo 53, comma 1, della Costituzione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA