Professione

Inaugurazione anno giudiziario forense - Società fra avvocati, il Governo insiste sul socio di capitale - Mascherin (Cnf) frena

di Marzio Bartoloni

Il Governo terrà conto delle riserve di «una parte» del mondo forense sull’apertura al socio di capitale nelle società tra avvocati, prevista dal Ddl concorrenza ora all’esame della commissione Industria del Senato. Ma per il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, non è comunque «ragionevole» chiudere la porta a una disciplina della professione in forma societaria che «può costituire un’opportunità» per promuovere un «maggiore dinamismo nel mercato dei servizi legali» . Dopo le critiche piovute nei giorni scorsi (si veda anche il Sole 24 Ore di lunedì 29 febbraio)il Guardasigilli - di fronte a una platea gremita di avvocati ieri riuniti a Roma per l’inaugurazione dell’anno giudiziario forense - torna su uno dei nervi più scoperti nell’avvocatura insistendo sul rilancio delle società come una occasione anche per «razionalizzare e contenere i costi di esercizio della professione, anche a vantaggio dei più giovani».

Il ministro Orlando, che nel suo intervento ha chiesto tra l’altro il rafforzamento del «ruolo istituzionale» del Consiglio nazionale forense e l’impegno a combattere la «proletarizzazione» della categoria colpita duramente dalla crisi, ha comunque ricordato come al Senato si stiano esaminando alcune modifiche al testo che stanno già correggendo il tiro: un emendamento dei relatori approvato lunedì prevede infatti che la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati. Una misura che rafforza l’altra norma già prevista nel Ddl che stabilisce come i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, debbano essere avvocati iscritti all’albo.

Dal canto suo il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, chiede «equilibrio» tra regole del mercato e tutela dei diritti, mettendo nel mirino proprio la norma sulle società di capitali del Ddl concorrenza: «Non siamo contrati alla modernità», avverte Mascherin. Ma per come è stata scritta, finirà con il «togliere autonomia agli avvocati». Si tratta insomma di «un grave errore che si ripercuoterà anche sullo stesso sistema economico». Il presidente del Cnf se la prende anche con l’Antitrust, che starebbe andando oltre i propri limiti, visto che «sta abbattendo l’autonomia deontologica dell’avvocatura». Mascherin chiede poidi «fermare il treno dei tagli e dell’efficientismo a tutti i costi, che ha riflessi sul sistema democratico». Serve invece un processo «che duri il giusto» per evitare «errori». Come sanità e istruzione, la giustizia non può essere terreno di risparmi, ma al contrario di investimenti, osserva Mascherin. E su questo fronte ieri il ministro Orlando ha ricordato i 150 milioni investiti per la digitalizzazione e la crescita delprocesso telematico: gli atti depositati in un solo anno da parte di avvocati e professionisti hanno superato a febbraio scorso i 6,5 milioni.

Infine su tutt’altro terreno a preoccupare Mascherin sono anche i processi in tv. «Non è possibile che l’assoluzione sia vissuta come denegata giustizia e fallimento dello Stato» e che ci siano trasmissioni che possono condizionare i giudici popolari; così come non è accettabile che «alcuni avvocati si rendano complici di questa spettacolarizzazione», ha detto il presidente del Cnf tra gli applausi.

Ieri per la prima volta alla cerionia sono stati invitati anche il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, e il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini: entrambi hanno sottolineato il dialogo «fecondo» con l’avvocatura. Un «confronto costruttivo» sulle riforme ricordato anche dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo messagio inviato al Cnf, perché il «dialogo positivo» tra tutti è «quantomai prezioso per migliorare l’efficienza e l’equilibrio del sistema giustizia».

«La giurisdizione senza l’avvocatura è come un tavolo sbilenco», ha spiegato Canzio, ricordando i due protocolli siglati col Cnf sulle regole di redazione dei ricorsi e delle sentenze. Per Canzio la libertà di parola dell’avvocato «va coltivata senza limiti, nel processo. E là dov’è in forse questa libertà non c’è democrazia, ma dittatura». Legnini ha segnalato infine la «crescita notevolissima» degli esposti per comportamenti «opachi» da parte di magistrati, sottolineando come i giudici abbiano dato prova di «saper fare pulizia nelle situazioni più gravi e oggi la sezione disciplinare del Csm esercita il suo ruolo in modo rigoroso e tempestivo».


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