Professione

L'avvocato diventa specialista, ma per conservare il titolo servono credito o esercizio della professione

di Giovanni Negri

Il titolo di specialista, una volta acquisito da parte dell’avvocato, va poi comunque conservato, a determinate condizioni. Il regolamento appena firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando ((si veda Il Sole 24 Ore di ieri), adesso in attesa della pubblicazione in «Gazzetta», oltre a individuare le 18 aree nelle quali il legale potrà vedersi riconosciuto il titolo e il percorso per ottenerlo, precisa nel dettaglio anche cosa andrà fatto per non perderlo.

Allora, il legale inserito nell’elenco predisposto dal Consiglio dell’ordine è tenuto, ogni 3 anni dall’iscrizione, a documentare il rispetto degli obblighi di formazione permanente nel settore di specializzazione. Pena la perdita del titolo. A misurare il rispetto dell’obbligo c’è il “classico”sistema dei crediti: 75 quelli previsti complessivamente nel triennio e, in ogni caso, almeno 25 quelli da ottenere ogni anno.

Tuttavia, anche l’esercizio continuativo della professione legale nel settore di specializzazione può fare mantenere la qualifica. Anche in questo caso però il decreto si premura di dare concretezza a un’espressione altrimenti fumosa: l’avvocato dovrà dimostrare di avere trattato nel triennio almeno 15 «incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantità e qualità» ogni anno. Non si terrà conto poi degli affari che hanno per oggetto le stesse questioni giuridiche e necessitano di un’analoga attività difensiva.

La revoca del titolo scatta per provvedimento del Consiglio nazionale forense dopo segnalazione del Consiglio dell’ordine nel caso di una sanzione disciplinare (diversa dall’avvertimento) inflitta per una condotta realizzata in violazione del dovere di competenza e di aggiornamento professionale e nel caso del mancato rispetto degli obblighi di formazione continua oppure di quello di deposito della documentazione che attesta la formazione stessa.

E nell’avvocatura è largo il consenso per il provvedimento che, per il Cnf, costituisce «un passo importante per la maggiore qualificazione degli avvocati a favore dei cittadini». Il Cnf sottolinea «l’importanza delle specializzazioni come processo di sempre maggior qualificazione della professione di avvocato a garanzia dei cittadini e dà atto al ministro Orlando di aver compreso e condiviso l’importanza di tale processo. Ora - aggiunge - si tratta di monitorare l’efficacia della disciplina introdotta con il decreto ministeriale anche al fine di valutare con il ministro eventuali futuri “tagliandi”».

Per i penalisti poi il varo delle misure sulla specializzazione costituisce l’esito finale di un percorso da tempo rivendicato. «Sono oltre dieci anni - ricorda l’Unione delle camere penali - che ci battiamo, indefessamente ed alacremente, per garantire alla società un avvocato qualificato e deontologicamente attrezzato, un avvocato consapevole del ruolo di garante dei diritti delle persone, un avvocato in grado di imporre il rispetto delle regole del gioco. Non è stato facile, in un momento di grave crisi dell’avvocatura, convincere la politica e prima ancora l’avvocatura medesima che il tempo dell’avvocato “che sa fare tutto” è ormai finito e che sarebbe stato anzi dannoso protrarne la sopravvivenza; non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta».


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