Professione

«Riforma del processo civile, un'occasione mancata»

di Patrizia Maciocchi

Dietro le quinte del XXXII Congresso forense si lotta per arrivare alle 50 firme necessarie per far passare le mozioni e ci si rammarica per la riforma del processo civile, vista come un'occasione mancata. Nel giorno dell'inaugurazione nel backstage del teatro la Fenice gli avvocati girano per raccogliere le firme di adesione alle mozioni politiche, c'è chi fa più fatica e chi meno. Stenta a farsi ascoltare dai colleghi la civilista Patrizia Capodicasa del foro di Milano. “La sensazione è che molti delegati arrivino qui con direttive ben precise date dagli Ordini professionali che indicano quale mozione votare. Posso capire il rifiuto di firmare ma almeno prima potrebbero consentirci di parlare. Con la nostra mozione chiediamo di mantenere l'Organismo unitario dell'avvocatura facendo eleggere i rappresentanti dalla base”.

Dello stesso parere anche la penalista di Milano Paola Conte “Ci sono ordini di scuderia ben precisi frutto di scelte politiche. I tempi sono ristretti e si fa fatica anche a trovare il dialogo”. Non ha questi problemi il presidente degli avvocati giuslavoristi Fabio Rusconi che raccoglie adesioni per la mozione tesa ad evitare che la materia del lavoro sia esclusa dalla negoziazione assistita. “Raccogliamo consensi trasversali dai tributaristi agli avvocati della famiglia – spiega Rusconi – siamo abbondantemente al di sopra delle 50 firme previste per la presentazione. Su questo si gioca il ruolo dell'avvocatura. Del resto già nel tavolo di lavoro con il ministro Orlando è stato chiarito che il lavoro rientra nella negoziazione assistita”. E nel foyer della Fenice si parla anche di riforma del processo civile e della disponibilità dimostrata dal Guardasigilli: con un risultato che è però al di sotto delle aspettative. “Siamo all'apoteosi della mistificazione – dice il civilista romano Fabrizio Gizzi – il ministro della Giustizia ci ha coinvolto davvero, ma quanto è uscito dall'ufficio legislativo non è certo quello che avevamo chiesto, le misure non avranno alcun effetto deflattivo. Siamo certi della buona fede del ministro il problema è sempre l'apparato da Richelieu in poi…” Scontenta anche Maria Agnino “A mio avviso negoziazione assistita e arbitrato saranno un fallimento chi ha scritto queste norme non ha tenuto conto del piccolo particolare che non sono attuabili”.

Anche per il consigliere dell'Ordine di Roma Roberto Nicodemi quanto uscito da via Arenula non coincide con le indicazioni dell'avvocatura. “le modifiche al processo civile sono irrilevanti – sottolinea Nicodemi – gli stessi magistrati non potranno applicarle: se sono costretti a concentrarsi solo sulle sopravvenienze dovranno trascurare l'arretrato, senza contare che “statisticamente” non risulterebbe neppure tutto il lavoro fatto”. Motivo di rammarico per il civilista Mauro Monaco è l'ambito di applicazione della negoziazione assistita troppo ristretto rispetto al diritto di famiglia.

“La negoziazione assistita in tema di famiglia è un palliativo, gli avvocati saranno comunque costretti a ricorrere al tribunale, vanificando la riforma”. In attesa di vedere gli effetti del Dl Corinna Marzi fa i conti con un presente disastroso. “Ieri a me il tribunale ha rinviato al 2016, solo per la precisazione delle conclusioni, una causa iscritta nel 2011. Siamo un po' lontani dai tempi che ci chiede la Corte europea dei diritti dell'Uomo”. Non si stupisce Andrea Bernardini “altro che un anno per completare il grado di giudizio: ci vogliono almeno 11 mesi solo per ottenere un decreto ingiuntivo dal giudice di pace”.
Oggi è atteso il ministro e, malgrado lo scontento sul Dl finale è probabile che l'accoglienza sarà più calda di quella riservata ai suoi predecessori. Gli avvocati hanno apprezzato l'attenzione che il Guardasigilli ha riservato loro, come ha sottolineato anche il presidente dell'Ordine di Venezia Daniele Grasso, che si è rallegrato per il cambio di passo con il quale si è aperta la strada a un “più deciso e consistente coinvolgimento dell'avvocatura”. Contento di avere finalmente “udienza a via Arenula anche il civilista milanese Roberto Renzella: “Orlando ci ha fatto respirare un'aria nuova: ci ha ascoltato. E' già molto gli altri ci hanno ignorato o definito esplicitamente dei “rompic…”. Lui con noi si è seduto a un tavolo.


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