Professione

In Europa Italia fanalino di coda per durata e stock di processi

di Marco Moussanet

Certo, il numero di nuove cause civili diminuisce. E quelle chiuse registrano livelli record. Ma lo stock rimane impressionante e la durata dei processi continua a rimanere tra le più alte in Europa. È questa, in estrema sintesi, la situazione della giustizia italiana che emerge dal quinto rapporto biennale (i dati sono relativi al 2012) che la Cepej, la Commissione ad hoc del Consiglio d'Europa, ha presentato ieri. Frutto dei dati raccolti in 46 Paesi (solo Lichtenstein a San Marino mancano all'appello), cui si aggiunge per la prima volta Israele.

Nel corso del 2012 ci sono state in Italia circa 4 milioni di cause in entrata (e sono stati istruiti 1,56 milioni di nuovi processi), rispetto a una media dei 47 Paesi rispettivamente di 1,6 milioni e 535mila (2,18 e 1,7 milioni in Francia e 3,9 e 1,57 milioni in Germania, tanto per avere un confronto con sistemi giudiziari simili al nostro). Nello stesso periodo, i magistrati italiani hanno chiuso 4,35 milioni di cause e 2 milioni di processi. Con un “clearance rate”, cioè un rapporto tra procedimenti nuovi e chiusi, rispettivamente del 108,4% e del 131,3% (tra i migliori in Europa, dove la media è del 100,4% e del 104,2%). Un dato che fotografa il buon livello di produttività dei magistrati, sia pure molto aiutati dall'introduzione - nel 2009 - della tassa sull'avvio dell'azione giudiziaria ormai generalizzata in Europa (con la sola eccezione di Francia e Lussemburgo).

Ma alla fine dell'anno le cause pendenti erano ancora 4,65 milioni (un primato negativo, secondo alla sola Germania con 4,97 milioni, pur con una flessione di 336mila rispetto all'inizio del 2012) e soprattutto i processi aperti erano 3,3 milioni. Un dato che ci vede svettare in una poco invidiabile solitudine: la media è di 311mila, la Germania è a 792mila e la Francia (seconda) a 1,4 milioni.

L'altro buco nero è la durata dei processi: 590 giorni, 100 in più rispetto al 2010. Fanno peggio di noi solo la Bosnia Erzegovina (656) e Malta (685). La media è di 246 giorni, la Francia è a 311 e la Germania a 183.

«La giustizia civile italiana - commenta il curatore del rapporto Jean-Paul Jean - è in una posizione di ritardo strutturale, con uno stock tale che non potrà mai essere risolto senza una radicale riforma che affronti i temi delle prerogative dei giudici e dei poteri degli avvocati, ovviamente aumentando le prime e riducendo i secondi. Con l'obbligo di fissare durate certe per i processi, al di là delle quali scattano le penalità». E i riflettori si spostano inevitabilmente sul numero di avvocati, fonte naturale - quasi automatica, questione di sopravvivenza - della moltiplicazione delle cause e della durata dei procedimenti. In Italia sono 226mila (anzi, erano, nel 2012), rispetto ai 56mila della Francia e i 160mila della Germania: 379 ogni 100mila abitanti (86 in Francia e 200 in Germania, ci battono solo Lussemburgo e Grecia); 36 per ogni giudice (8 sia in Francia che in Germania). Un esercito. I cui ranghi si sono infoltiti del 31% tra il 2006 e il 2012. Più in generale, l'Italia ha aumentato nel 2012 (del 3,3%) il budget destinato al sistema giudiziario, le donne continuano a sbattere contro il soffitto di cristallo (la loro presenza si rarefa man mano che si sale la gerarchia) e i magistrati hanno retribuzioni nella media europea (pari a 1,9 del salario medio nazionale sia per giudici che per procuratori).


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