Penale

Uno spazio comune sulle sentenze di condanna

di Alberto Cisterna

Il primo decreto, il Dlgs 73/2016, attua la decisione quadro 2008/675/Gai, relativa alla «considerazione delle decisioni di condanna» tra Stati membri dell'Unione europea in occasione di un nuovo procedimento penale. In attuazione della legge di delegazione europea 2014, il Governo ha dettato le regole principali per l'implementazione della decisione, con la precisazione che vengono in rilievo solo i reati commessi da «una persona fisica» (articolo 2). Circostanza abbastanza singolare in un sistema comunitario che conosce, quasi ovunque, il tema scottante della responsabilità delle persone giuridiche.

La considerazione delle decisioni di condanna tra Stati membri - La regola di «considerazione» voluta dalla decisione quadro è espressa dall'articolo 3 secondo cui le condanne pronunciate per fatti diversi da quelli per i quali procede l'autorità giudiziaria italiana - e acquisite nell'ambito delle procedure di assistenza giudiziaria o di scambi di dati estratti dai casellari giudiziali - sono valutate, anche in assenza di riconoscimento e purché non contrastanti con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato, per ogni determinazione sulla pena, per stabilire la recidiva o un altro effetto penale della condanna, ovvero per dichiarare l'abitualità o la professionalità nel reato o la tendenza a delinquere.

Se la regola di acquisizione avesse connotati di esclusività resterebbero fuori dal perimetro di valutazione le sentenze di condanna (o di assoluzione) prodotte dalla difesa dell'imputato o della parte offesa. Per fortuna non v'è traccia di una tale exclusionary rule, per cui v'è da ritenere che anche la sentenza di condanna proveniente dalle difese (ad esempio per ottenere il riconoscimento della continuazione ex articolo 81 cpv del Cpo per attenuare/incrementare, a seconda dei casi, la pena da infliggere) possa trovare ingresso nel processo di merito, ovvero «nella fase delle indagini preliminari e nella fase dell'esecuzione della pena» (articolo 3, comma 2). Quanto alle sentenze di assoluzione v'è da pensare che nulla osti a una tale circolazione, con l'ovvio limite che deriva dalla loro mancata annotazione nel casellario giudiziale. Il richiamo al casellario lascia intendere che deve trattarsi di decisioni comunque definitive.

Resta da stabilire:
1. se, rispetto a questa previsione, possa ancora trovare spazio una giurisprudenza di legittimità secondo cui «la prognosi non favorevole alla concessione della sospensione condizionale della pena può fondarsi sui precedenti di polizia, poiché nessuna disposizione ne prevede l'inutilizzabilità, e anzi l'articolo 9 della legge n. 121 del 1981 prevede espressamente la possibilità di accesso dell'Autorità Giudiziaria a essi, “ai fini degli accertamenti necessari per i procedimenti in corso e nei limiti stabiliti dal codice di procedura penale”» (Cassazione sezione II, 5 maggio 2010 n. 18189, m. 247469), atteso l'irrigidimento del passaggio in giudicato previsto per le sentenze di altri Stati Ue;
2. se possa trovare applicazione, per le sentenze emesse in altri Stati, l'articolo 238-bis del Cppche assegna alle sentenze passate in cosa giudicata la forza di provare l'esistenza di un fatto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA