Penale

Anche il rifiuto dell’alcoltest può essere «tenue»

di Maurizio Caprino

Anche chi rifiuta l’alcoltest può beneficiare della non punibilità per tenuità del fatto. La sua condotta andrà esaminata dal giudice caso per caso per valutarne la sua pericolosità, perché di per sé il reato di rifiuto (articolo 186, comma 7, del Codice della strada) non esclude a priori l’applicabilità del beneficio, sulla quale sono decisive le circostanze concrete dell’accaduto. Lo hanno stabilito le Sezioni unite penali della Cassazione, nella sentenza 13682, depositata ieri. Una pronuncia che declina per questo reato i princìpi fissati con la sentenza 13681 (si veda l’articolo sopra). Ed è presumibile che lo stesso accadrà a una situazione analoga come il rifiuto di sottoporsi ai test anti-droga.

Le Sezioni unite hanno scelto di non aderire all’ordinanza con cui la Quarta sezione penale aveva rimesso loro la questione. L’ordinanza ipotizzava un no alla tenuità del fatto, perché il rifiuto del test è una condotta sempre uguale a se stessa e quindi una valutazione della sua gravità (richiesta dal nuovo articolo 131-bis del Codice penale per applicare la tenuità del fatto) sarebbe impossibile.

Ma secondo le Sezioni unite il reato non va considerato in se stesso, ma in relazione a quello di guida in stato di ebbrezza (articolo 186, comma 2, del Codice della strada), che viene accertato proprio mediante l’alcoltest. Esso è un reato di pericolo, quindi sembra escludere una valutazione di gravità da parte del giudice. Però, per le Sezioni unite, proprio l’esistenza di un pericolo consente una valutazione, anche perché l’articolo 186 non tutelerebbe tanto la regolarità della circolazione, quanto la sua sicurezza.

Come effettuare la valutazione? In base agli elementi descritti dalle forze dell’ordine. Nel caso deciso dalla sentenza, gli agenti avevano riscontrato i sintomi tipici dell’ebbrezza e al test preliminare col “precursore” l’imputato era risultato positivo, cosa che per i giudici lo ha spinto a rifiutare il test con etilometro o l’analisi del sangue. La deliberatezza del rifiuto e i sintomi di alterazione fanno ritenere che la condotta sia stata pericolosa. Di qui la decisione di non riconoscere in questa vicenda la tenuità del fatto.


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