Penale

Sentenza penale di condanna, pubblicazione online più afflittiva della carta

Francesco Machina Grifeo

La pubblicazione su carta della sentenza di condanna è da considerarsi meno «afflittiva» di quella online in quanto, seppure a pagamento, è meno tempestiva e comunque rivolta ad una platea ridotta rispetto a quella potenzialmente illimitata del web. Per questa ragione il condannato sotto il vecchio regime normativo, che prevedeva la sola pubblicazione su carta, non può chiederne in alternativa la pubblicazione su internet. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 2 marzo 2016 n. 8394 , respingendo il ricorso di un extracomunitario condannato ad un anno e due mesi per i reati di ricettazione, autoriciclaggio, lesioni personali e resistenza al pubblico ufficiale.

L'imputato aveva chiesto di riformare la statuizione relativa alla pubblicazione su carta stampata con quella sul sito Internet del Ministero della Giustizia, come previsto dal Dl 98/2011. La Suprema corte ricorda però che i fatti in relazione ai quali è stata disposta la «pena accessoria» risalgono al 2007 e, all'epoca, era prevista unicamente la pubblicazione sulla carta stampata della condanna. Solo dopo è intervenuta la novella di cui l'imputato chiedeva di avvalersi, secondo cui la pubblicazione telematica si aggiungeva a quella cartacea (ridimensionando la portata di quest'ultima da eseguirsi unicamente mediante indicazione degli estremi della sentenza e dell'indirizzo internet del sito del Ministero della Giustizia). Tuttavia, prosegue la Corte, il processo di riforma non è finito qui, dal momento che la legge 111/2011 ha rimodulato il contenuto della pena accessoria, «sostituendo alla tradizionale modalità di esecuzione della pubblicazione, sul supporto cartaceo della stampa periodica, quella telematica abolendo il potere del giudice di selezionare lo strumento della pubblicazione».

Ora, come noto, «il principio di legalità della pena e quello di applicazione, in caso di successione di leggi penali, della legge più favorevole, operano anche con riguardo alle pene accessorie». Sul punto perlatro la Cassazione chiarisce che l'ultima riforma «non ha dato luogo ad una nuova sanzione accessoria, ma ne ha diversamente modulato il contenuto, sostituendo alla tradizionale forma di pubblicazione sulla stampa quella via internet, fatto che integra un fenomeno di successione di leggi nel tempo regolato dall'art. 2, comma quarto, c.p. , con la conseguenza che non è applicabile ai fatti pregressi la nuova disciplina, in quanto maggiormente afflittiva».

In definitiva conclude la Corte la pubblicazione telematica della sentenza di condanna «rafforza il carattere afflittivo della pena accessoria, poiché alla diminuzione o eliminazione della spesa per la pubblicazione corrispondono la capillare diffusione delle informazioni offerta dal sistema telematico in ragione del libero accesso ai documenti pubblicati ed alla loro indicizzazione da parte dei motori di ricerca e la tempestività della pubblicazione che le diverse forme certamente non assicurano».


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