Penale

Data di deposito? Vale solo il telematico

di Patrizia Maciocchi

Esclusa la remissione nei termini per impugnare la sentenza, se la parte è venuta a conoscenza in ritardo del verdetto perché ha guardato solo il registro cartaceo e non quello telematico.

La Corte di cassazione, con la sentenza 5043, segna in rosso l’errore del ricorrente che si era accorto con due anni di ritardo dell’esisto sfavorevole del giudizio pur avendo “diligentemente” consultato tutti i mesi il registro cartaceo modello 30, mentre il deposito era avvenuto a sua insaputa per via telematica.

La Suprema corte ricorda che il Decreto ministeriale del 27 aprile 2009 ha fissato (in sostituzione del Dm 24 maggio 2001) le nuove regole procedurali per i registri informatizzati tenuti dalle cancellerie o dalle segreterie presso gli uffici giudiziari, previsti dall’articolo 1 del decreto ministeriale 264/2000. Con l’emanazione del decreto si è dato il via al Sistema informativo della cognizione penale (Sicp) e da allora non è più consentita la tenuta dei registri in forma cartacea ormai integralmente gestiti in via informatica dal sistema.

Nel caso esaminato la cancelleria aveva reso noto, con dei cartelli, che la vecchia carta, pur non essendo stata formalmente abolita restava solo ad uso interno, mentre il deposito delle sentenze veniva annotato solo sul nuovo registro generale modello 16 informatizzato. Per questo, secondo i giudici, doveva essere attribuita solo alla parte la responsabilità di aver “perso” il deposito. Il diretto interessato non aveva tenuto conto né delle innovazioni né degli avvisi e neppure risultava che avesse chiesto informazioni orali alla cancellaria ottenendo una risposta sbagliata. Perché se così fosse stato avrebbe avuto la possibilità di avere un nuovo termine per impugnare “grazie” all’errata informazione che, comunque, andava rigorosamente provata.

In un caso analogo però la Cassazione (sentenza 37850 del 2014), aveva affermato il diritto ad essere rimesso nei termini per un difensore tratto in inganno dal registro cartaceo. I giudici allora colsero una contraddizione tra l’affermazione che i registri erano notoriamente tenuti in vita solo ad uso interno e la possibilità concessa alle parti di consultarli.

Il non aver impedito la visione al difensore era stato quindi equiparato ad un’errata informazione ricevuta dalla cancelleria: era così scattata la causa di forma maggiore che rimetteva in gioco il difensore per il ricorso.


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