Penale

Religione: la critica non può essere offensiva

di Patrizia Maciocchi

Q
D
DContenuto esclusivo QdL

Non rientra nel diritto di critica ma fa scattare il reato di vilipendio alla religione insinuare, con un disegno osceno, l'omosessualità dei vertici della chiesa. La Cassazione (sentenza 41044 ) respinge il ricorso di un milanese che aveva cercato far passare come satirico un suo trittico esposto nel centro della città. La Suprema corte coglie l'occasione per chiarire quali sono i limiti della libertà di espressione garantita dall'articolo 21 della Costituzione. L'articolo 403 del Codice penale sanziona «chiunque offende una confessione religiosa mediante vilipendio di chi la professa o di un ministro del culto». I giudici precisano che per vilipendio si intende l'azione di chi ritiene vile il bersaglio del suo ”attacco” e comunica il suo pensiero con atti di disprezzo e di derisione. Per il reato basta il dolo generico e dunque la consapevolezza di offendere. Diverso e lecito è manifestare la propria critica: riti e dogmi della religione possono essere negati ma non offesi disconoscendo il valore che hanno per la comunità. Via libera allora agli apprezzamenti anche antitetici quando sono il frutto di riflessione e preparazione mentre sono fuori legge i giudizi sommari che si traducono in disprezzo.

La Cassazione sottolinea che, ai fini del reato, non è necessario che le espressioni offensive siano rivolte «a fedeli ben determinati, ma è sufficiente che le stesse siano genericamente riferibili alla indistinta generalità degli aderenti alla confessione religiosa». La conclusione è in linea con l'orientamento della Corte costituzionale chiamata in molte occasioni a pronunciarsi sul sentimento religioso. Anche per i giudici delle leggi è legittima la propaganda per un pensiero religioso o per le teorie immanentistiche, fatta criticando i presupposti di una fede per dimostrare la superiorità di un'altra, ma non lo è la volgarità. Nel caso specifico per la Cassazione il disegno non era artistico ma indecoroso nell'accezione dell'uomo medio. Risulta così «violato il limite dovuto al rispetto e alla devozione altrui, ingiustamente messo a repentaglio da una manifestazione che lungi dall'essere meramente critica di costumi sessuali non consentiti a ministri di culto, appare una mera contumelia, scherno e offesa fine a sé stessa».


© RIPRODUZIONE RISERVATA