Penale

Il rinvio alla Consulta della Corte d’appello di Milano

di Marina Castellaneta

Sulla prescrizione dei reati di frode in materia di Iva la parola passa alla Consulta. La Corte d’appello di Milano, seconda sezione penale, con ordinanza del 18 settembre, ha sottoposto alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’articolo 2 della legge n. 130/2008 che ha dato esecuzione al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Questo perché l’articolo 325 del Trattato, a seguito dell’interpretazione data dalla Corte di giustizia Ue nella sentenza dell’8 settembre 2015 (causa C-105/14) impone al giudice nazionale di disapplicare gli articoli 160 e 161 del Codice penale. Una disapplicazione che condurrebbe a non far valere i termini di prescrizione come fissati dal legislatore nazionale, con conseguenze negative per i ricorrenti che, stando alle norme, potrebbero avvalersi della prescrizione.

La Corte Ue, infatti, nella sentenza, ha stabilito che le regole sulla prescrizione troppo brevi a causa del calcolo dei periodi di interruzione che, in modo sistematico, non permettono di comminare sanzioni per le frodi, danneggiando gli interessi finanziari dell’Unione europea, sono contrarie all’articolo 325 del Trattato e vanno disapplicate. Lussemburgo è andata anche oltre stabilendo che non è necessario «chiedere o attendere la previa rimozione» in via legislativa delle norme interne e che il giudice nazionale non deve sollevare una questione di legittimità costituzionale bloccando, così, ogni possibilità di applicare la teoria dei controlimiti.

D’altra parte, nella sentenza dell’8 settembre, la Corte di giustizia ha escluso un contrasto con l’articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali Ue, che assicura il rispetto del principio di legalità e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una conclusione che non ha convinto i giudici di appello perché la disapplicazione del regime di prescrizione potrebbe, invece, essere in contrasto con il principio di legalità in materia penale garantito dall’articolo 25 della Costituzione. Non solo. Per i giudici del rinvio, Lussemburgo avrebbe richiamato, a supporto, sentenze della Cedu che non riguardavano un caso simile, ma vicende in cui il reato non si era ancora prescritto. Di qui, con effetti che potrebbero rimettere in gioco il primato del diritto Ue, la scelta di passare la parola alla Consulta.


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