Penale

Il nodo dell'aggravante per la diffamazione su Facebook

di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani

Con sentenza n. 24431 del 2015 (si veda Il Sole 24 Ore del 9 giugno), la Prima sezione penale della Cassazione ha deciso che delle offese via Facebook si deve occupare il tribunale e non il giudice di pace, poiché la fattispecie di reato in astratto configurabile è la diffamazione aggravata da un mezzo di pubblicità.Una simile affermazione, così tranchante, merita forse qualche riflessione. Infatti, le modalità di utilizzo della rete come strumento di diffusione del pensiero sono ...


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