Penale

Sulla prescrizione avvocati all'attacco sull'allungamento dei termini

di Giovanni Negri

Era un voto, se si vuole formale, ma ha confermato la spaccatura (temporanea?) della maggioranza su un tema chiave della giustizia penale, la prescrizione. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha dato mandato ai relatori per riferire in Aula, ma Alleanza popolare (Ncd più Udc) ha votato contro come peraltro aveva fatto nel merito la scorsa settimana. Insomma la frattura non si è composta e nel mirino è finito l’aumento dei termini decisi su proposta del Governo per alcuni reati contro la pubblica amministrazione (corruzione propria e impropria e in atti giudiziari). A questo punto una soluzione sarà possibile trovarla solo in Aula dove il disegno di legge sarà esaminato a partire dalla prossima settimana.

Nel merito, la riforma prevede che il termine di prescrizione base dei reati di corruzione propria e impropria e in atti giudiziari aumenta della metà. Per esempio, per la corruzione disciplinata dall’articolo 319 del Codice penale, portata dalla legge Severino fino a 8 anni, il limite oltre il quale scatta l’estinzione passerà a 12 anni pena l’estinzione del reato. Per tutti i reati, in ogni caso, la prescrizione resta sospesa per due anni dopo la sentenza di condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in appello. La sospensione però non vale in caso di assoluzione.

Oltre alle ipotesi già previste dal Codice, la prescrizione sarà sospesa anche nel caso di rogatorie all’estero (6 mesi), perizie complesse (3 mesi) e istanze di ricusazione. In linea con le convenzioni internazionali e gli ordinamenti europei, per i più gravi reati contro i minori (violenza sessuale, stalking, prostituzione, pornografia etc.) la prescrizione decorre dal compimento del quattordicesimo anno. Regolata anche la fase transitoria: dato che la prescrizione ha valore sostanziale, le nuove regole si applicheranno ai reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge.

Gli avvocati penalisti contestano la nuova disciplina e approvano lo stato di agitazione sottolineando come «la riforma della prescrizione, promossa mediaticamente da una serie di indagini sulla corruzione, è stata in un primo momento rappresentata come necessario pendant della riforma dei più gravi reati contro la pubblica amministrazione e dunque parte di un complessivo disegno di moralizzazione e di ripristino della legalità, per poi mutarsi, sotto l’urto di esplicite e pressanti richieste provenienti dalla magistratura associata, in una esigenza che riguardava indistintamente tutti i reati». Questa necessità di «allungamento indiscriminato dei termini di prescrizione con riferimento a tutte le fasi processuali – fa notare l’Unione delle camere penali - viene rappresentata come oramai insopprimibile e non più procrastinabile, come se la riforma della prescrizione fosse la palingenesi di tutti i mali della giustizia».

A stretto giro replica però la presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti (Pd), difendendo la riforma: «In nessun altro paese quando lo Stato si è messo in moto per accertare un reato il processo rischia di finire per prescrizione: non in Germania, non in Francia, non in Spagna, tantomeno in Gran Bretagna. Come mai ci si confronta sempre con gli altri paesi europei quando si parla di lunghezza dei processi e si tace invece sulla prescrizione?».


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