Parlamento e giustizia

Prescrizione, i centristi chiedono lo stralcio sull’uso dei trojan

di Vittorio Nuti

Vanno avanti i lavori in commissione Giustizia del Senato per portare il testo della riforma del processo penale, con le norme sulla prescrizione frutto dell’accordo di maggioranza, in Aula prima della pausa estiva. A confermarlo, e allo stesso tempo smentire il M5S, è in serata il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda: «Non appena concluso l’esame in commissione, nel corso della prossima settimana, la riforma sarà incardinata nell’Aula del Senato. Le illazioni del Movimento 5 stelle lasciano il tempo che trovano». Nel pomeriggio di ieri, infatti, al termine della riunione dei capigruppo del Senato fissata proprio per stabilire il calendario dei lavori in prossimità della pausa estiva, il portavoce del M5S Stefano Lucidi aveva affermato l’assenza di un accordo «per andare in Aula prima dell’estate sulla prescrizione».

Il disegno di legge di riforma del processo penale e del codice di procedura penale è stato inserito all’ultimo posto nell’elenco dei provvedimenti da portare in Assemblea, prevedendo la sola esposizione della relazione. Si entrerà dunque nel vivo con le votazioni dell’Aula solo alla ripresa di settembre. Sul fronte dei lavori in commissione Giustizia, la maggioranza ha raggiunto l’intesa in merito alla richiesta di ritiro, arrivata da Area popolare, dell’emendamento relativo alle notifiche giudiziarie, e i relatori, Giuseppe Cucca e Felice Casson, entrambi del Pd hanno effettivamente ritirato la loro proposta di modifica in merito. «Avevamo chiesto con forza lo stralcio perché qualora questa proposta emendativa avesse avuto corso avrebbe determinato problemi riguardo la conoscibilità dei capi d’imputazione, con un’evidente compressione dei diritti dell’imputato», spiega il senatore centrista Bruno Mancuso, che ribadisce i meriti dell’approccio «propositivo e dialogante» di Ap-Ncd nei lavori della commissione Giustizia.

Resta ancora da sciogliere il nodo delle intercettazioni, all’articolo 36 dell’articolato sui complessivi 41, altro fronte su cui Area popolare aveva posto alcune richieste di modifica (ad esempio in relazione all’uso dei virus informatici, cosiddetti trojan nelle intercettazioni nei casi di terrorismo e altri gravi reati). In una nota, gli alfaniani fanno notare che «un testo eccessivamente dilatato, come quello proposto, esporrebbe cittadini del tutto estranei alla vicenda processuale, ovunque essi si trovino, ad intercettazioni indirette che ne limiterebbero gravemente ed incostituzionalmente la libertà di manifestazione del pensiero».

È stato inoltre soppresso l’articolo 19 del testo, che a sua volta era soppressivo dell’articolo 421 bis del Codice di procedura penale che cancellava la possibilità di procedere per ordinanza per disporre l’integrazione delle indagini preliminari incomplete.


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