Parlamento e giustizia

Crisi d’impresa, spazio ai giudici

di Giovanni Negri

L’autorità giudiziaria recupera margini di manovra nella futura disciplina dell’insolvenza. Mentre imprenditore e amministratori vengono fortemente responsabilizzati. I professionisti invece, da parte loro, potranno attendersi un tetto ai loro compensi. Sono questi, tre degli elementi di maggiore novità inseriti nella versione finale della legge delega messa a punto dalla commissione voluta dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e presieduta dal presidente aggiunto della Corte di cassazione, Renato Rordorf.

Il testo, sottoposto dopo il lavoro della commissione alle modifiche dell’ultimissima ora dall’Ufficio legislativo della Giustizia, è stato approvato nella seduta notturna del Consiglio dei ministri di mercoledì e ora approda in Parlamento. E ieri in conferenza stampa insieme a Rordorf, il ministro ha sottolineato come si tratta di una legge che arriva dopo 74 anni e che è in linea con gli standard europei.

Il provvedimento è certo di ampio respiro e ambisce a tracciare le linee guida di un Testo unico dell’insolvenza che ne affronti le varie tipologie, dal fallimento del consumatore e del piccolissimo imprenditore per arrivare all’amministrazione straordinaria, passando per una novità assoluta coma la disciplina del fallimento dei gruppi d’impresa. Concentrando l’attenzione su alcuni dei protagonisti della crisi va sottolineato, innanzitutto, come si possa assistere a una svolta nella considerazione del ruolo dell’autorità giudiziaria. Se uno dei cardini degli interventi di questi ultimi anni, soprattutto della riforma Vietti, era stato il «confinamento» del giudice delegato a una verifica essenzialmente di legalità, i criteri messi a punto dalla legge delega puntano in direzione contraria. Esempio evidente, quello del concordato preventivo, dove, alla legittimazione per il terzo a promuovere il procedimento nei confronti dell’imprenditore ormai in insolvenza, si affianca la revisione dei poteri del tribunale non in astratto, ma con particolare riferimento alla valutazione della fattibilità del piano «attribuendo anche poteri di verifica in ordine alla realizzabilità economica dello stesso». Se questo sia l’esito di una sorta di revanscismo della magistratura si vedrà, intanto è già possibile ricordare come la disposizione recuperi un ruolo dell’autorità giudiziaria anche sul piano della considerazione dei contenuti economici del piano, abbandonando la fiducia incondizionata nella possibilità di autoregolamentazione dei propri interessi da parte dei creditori. Ma soprattutto si tratta di una presa d’atto di una realtà che vede la stragrande maggioranza dei concordati omologati non rispettare nella realizzazione quanto promesso nel piano.

Nell’economia della delega ha poi assunto un peso via via maggiore il pacchetto di modifiche al Codice civile. Tanto da prevedere l’inserimento del dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi (il tutto in un disegno di legge che introduce anche una forma di disciplina delle procedure di allerta) e della perdita della continuità aziendale. Non solo. Nel Codice dovrà essere anche regolamentato il dovere, sempre per imprenditore e organi sociali, di attivarsi per l’adozione, anche qui tempestiva, di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi ed il recupero della continuità aziendale.

E ancora, a corollario, sempre nel Codice dovranno essere inseriti i criteri di quantificazione del danno risarcibile nell’azione di responsabilità promossa contro l’organo di amministrazione della società. Oggi proprio la difficoltà di quantificazione del danno rende impervia l’azione del giudice. Spazio poi per l’applicazione delle norme sulla denuncia al giudice da parte dei soci di minoranza contro gli amministratori anche alle Srl prive di organo di controllo.

Gli onorari dei professionisti dovrebbero poi uscire calmierati dalla riforma visto che si prevede di contenere le ipotesi di prededuzione anche con riferimento ai compensi per evitare che questi assorbano una parte considerevole dell’attivo.


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