Parlamento e giustizia

Ddl anticorruzione, dipendenti obbligati al risaricmento

di Giovanni Negri

Si ferma ieri sera, prima di affrontare il falso in bilancio, l’esame del Senato sulla legge anticorruzione. Per oggi pomeriggio è previsto il voto finale, ma poi il testo dovrà passare alla Camera, a una legge che dovrebbe, nelle intenzioni del Governo, segnare un punto di svolta nella lotta alla criminalità economica.

A sottolineare l’emergenza, le dichiarazioni del presidente del Senato, Piero Grasso, che nelle ultime settimane ha più volte sollecitato l’approvazione delle misure, e a inizio legislatura presentò il disegno di legge (poi profondamente modificato): «Le più recenti indagini svelano trame nell’ombra, reti opache di relazioni che uniscono mafiosi e criminali a politici, imprenditori, professionisti, funzionari pubblici: avvinti dal disinteresse per il bene comune, dalla collusione e dalla corruzione». E poi: «Se il sistema finanziario - aggiunge Grasso - nascondesse solo la ricchezza sarebbe un modo per sottrarla al fisco e renderla improduttiva, ma gli investimenti nell’economia lecita di danaro a costo zero inquinano il tessuto produttivo dell’economia e, talvolta, finiscono col controllare interi Stati e governi, e col generare crisi della democrazia, ingiustizie, povertà e miseria».

Nel corso della giornata sono stati via via approvati, senza incidenti di percorso, i limiti al patteggiamento e alla sospensione condizionale della pena, l’aumento delle sanzioni per l’associazione mafiosa, il potenziamento delle segnalazioni all’Autorità anticorruzione. Per quanto riguarda il patteggiamento per alcuni dei principali reati contro la pubblica amministrazione, la norma approvata ieri introduce la condizione della preventiva restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato. Per ottenere poi la sospensione condizionale bisognerà avere provveduto al risarcimento della pubblica amministrazione, alla quale andrà restituito quanto ricevuto dal pubblico dipendente corrotto.

Stretta poi sui reati di mafia: l’Aula ha approvato, senza modifiche, l’aumento delle sanzioni per l’adesione a Cosa Nostra. La pena massima prevista dal provvedimento arriva a 26 anni. L’articolo approvato prevede per chi fa parte di un’associazione mafiosa formata da tre o più persone la reclusione da 10 a 15 anni (ora sono 7-12); da 12 a 18 (ora 9-14) per i promotori, gli organizzatori e coloro che dirigono l’associazione mafiosa; se l’associazione è armata, da 12 a 20 (ora 9 - 15); per chi è al comando di questo tipo di associazioni da 15 a 26 anni (ora 12-24).

Aumentano i poteri di vigilanza dell’Authority anticorruzione: l’articolo approvato modifica la legge Severino disponendo che l’Autorità potrà intervenire anche sui contratti di appalto segretati o che richiedono particolari misure di sicurezza. La disposizione prevede anche che nelle controversie sull’affidamento di lavori pubblici e sul divieto di rinnovo tacito di contratti di lavori pubblici, il giudice amministrativo informa l’Authority su «ogni notizia o informazione emersa nel corso del giudizio» che sia in contrasto «con le regole della trasparenza».

Obbligo di informazione infine anche a carico dei pubblici ministeri che, quando eserciteranno l’azione penale per i reati contro la pubblica amministrazione, dovranno informare il presidente dell’Autorità anticorruzione, dando notizia del capo d’imputazione.

Lo stesso Presidente Raffaele Cantone ha sottolineato ieri l'estrema importanza del disegno di legge, ritenendo però, nello stesso tempo, sbagliato attribuirgli una portata salvifica: «Un codice degli appalti ben fatto serve molto di più per arginare la corruzione che non alzare le sanzioni». E proprio riguardo al codice, Cantone ha puntualizzato «che il Governo intende eliminare il meccanismo della legge obiettivo. Il disegno di legge in discussione in Parlamento prevede un vero sistema unitario senza leggi speciali: l’idea di fondo è quella che non c’è più spazio per le deroghe, vanno eliminate le strutture commissariali e le procedure ad hoc: quel libro va chiuso e ne va aperto un altro».

Ieri si è conclusa anche la consultazione online del Movimento 5 Stelle che ha dato esito negativo per il provvedimento: l’80% di chi si è espresso sulla rete ha ritenuto insufficienti le misure. Oggi quindi i senatori “grillini” diranno di no al disegno di legge.


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