Parlamento e giustizia

Nozze gay, solo il tribunale può annullare trascrizioni

di Enrico Bronzo

L’annullamento delle trascrizioni delle nozze gay celebrate all’estero può arrivare solo dall’autorità giudiziaria ordinaria. Lo ha deciso il Tar del Lazio - sezione I ter - che accolto il ricorso di alcune coppie contro l’annullamento disposto dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, della trascrizione della loro unione, contratta all’estero, nel registro delle unioni civili del Comune di Roma. Ricordiamo che in Italia non è consentito celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il prefetto aveva agito nel rispetto della circolare del ministro dell’Interno del 7 ottobre 2014 con cui il ministro Angelino Alfano aveva sollecitato i prefetti a «cancellare le trascrizioni».

Il casus belli

Lo scorso 9 aprile il tribunale di Grosseto ha ordinato al Comune di trascrivere nei registri di stato civile il matrimonio fra due italiani celebrato con rito civile nel 2012 a New York, sottolineando come la trascrizione non abbia natura «costitutiva ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido di per sé». Il tribunale toscano aveva esaminato il ricorso presentato dalla coppia dopo che l’ufficiale di stato civile del Comune di Grosseto si era rifiutato di trascrivere nei registri di stato civile l’atto di matrimonio.

La Corte di appello di Firenze, successivamente, ha annullato la decisione per questioni di procedura. Infine il tribunale grossetano, chiamato a pronunciarsi nuovamente, lo scorso 17 febbraio ha ritenuto di non cambiare alcunché rispetto alla propria pronuncia di aprile 2014 perché non trascrivere i matrimoni fra persone dello stesso sesso si tradurrebbe nel mancato riconoscimento di uno status acquisito validamente all’estero. Inoltre ritiene che l’individuo abbia il diritto di veder riconosciuto questo status, anche se da questo diritto non possa sorgere quel complesso di diritti e doveri che costituiscono il rapporto matrimoniale.

La Corte di Cassazione in merito si era espressa in precedenza sostenendo che il matrimonio contratto all’estero da due persone è valido ed esistente ma, in mancanza di un intervento del legislatore italiano, non produrrebbe effetti nel nostro ordinamento.

La reazione dei sindaci

All’indomani dell’emanazione della circolare del ministro Alfsano - giunta a 24 ore dall'invito del Consiglio comunale di Milano al sindaco Giuliano Pisapia di trascrivere i matrimoni di coppie omosessuali contratti all'estero - i primi sindaci a reagire schierandosi con Pisapia sono stati quella da Bologna a Napoli, da Empoli a Grosseto passando per il grillino sindaco di Parma Pizzarotti.

16 al Comune di Roma

A rivolgersi al Tar, con tre distinti ricorsi amministrativi, erano stati due delle coppie e lo stesso Comune di Roma Capitale. In particolare il Tar del Lazio contesta, e dichiara nullo, il provvedimento con il quale il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, il 31 ottobre scorso aveva annullato le 16 trascrizioni, eseguite dallo stesso sindaco Ignazio Marino sul registro dello stato civile dell'anagrafe di Roma, di altrettanti matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero.

13 al Comune di Milano

Lo scorso 19 febbraio aveva parlato di impugnazione al Tar contro la cancellazione da parte del prefetto Francesco Paolo Tronca di 13 trascrizioni di matrimoni gay all’estero disposte a ottobre dal Comune in quanto «decisione strumentale e discriminatoria».


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