La corretta valutazione delle rimanenze di vino

LA DOMANDA Un mio cliente gestisce una cooperativa agricola di produttori e trasformatori di uve in vini. A fine esercizio, le uve conferite dai singoli soci si trovano in diversi stadi di lavorazione, dal semplice vino nelle vasche al vino imbottigliato, al vino posto all'invecchiamento (passito). Considerato che la legge impone di valutare le rimanenze finali al minore tra il costo di acquisto o produzione e il valore di mercato, è possibile valutare i prodotti ottenuti dalla trasformazione delle uve non al pari delle merci ma al pari di semilavorati e prodotti finiti? In questo modo si spalmerebbe il valore che i vini pregiati acquisiscono nel tempo in base alla competenza temporale.




R. G. - BUSANO

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