Contro il no all'abitabilità serve l'impugnazione

LA DOMANDA Con una serie di ordinanze, un sindaco ha ordinato la chiusura di molti alloggi (monolocali o piccoli bilocali) situati nel centro storico, sulla base del parere igienico-sanitario della Asl, secondo cui tali alloggi sarebbero in contrasto con il Dm 5 luglio 1975, presentando superfici inferiori a 28 metri quadrati, e pertanto inabitabili. I notai sostengono che tali alloggi, essendo stati costruiti ante 1942, godrebbero comunque dell'abitabilità e, a ogni modo, beneficiano di deroghe: queste ultime, peraltro, sono ininfluenti per l'Asl, che, a novembre 2011, ha fatto aggiungere all'articolo 44 del regolamento edilizio del Comune la nota in cui si legge che, se non raggiungono i 28 metri quadrati, gli alloggi sono sempre inagibili. Contro le ordinanze si poteva ricorrere al Tar entro 60 giorni, o al Capo dello Stato entro 120 giorni. Ma l'alto costo ha fatto desistere tutti i soggetti "colpiti" dal provvedimento. Sono legittime le ordinanze del sindaco? Come si può fare per recuperare l'agibilità? E se si scoprisse che, almeno in un caso, per un monolocale soto i 28 metri quadrati, l'agibilità non è stata negata dal sindaco?




Maria Grazia MAZA - SANREMO

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