Civile

Albi forensi on line: al via l’archivio centrale con la supervisione del Cnf

di Eugenio Sacchettini

Il salto tecnologico per i Consigli dell'ordine circondariali era stato già avviato con lo schema di “regolamento delegato” sulla tenuta “on line” dei dati degli albi (in n. 11/2015, pagina 21 di «Guida al Diritto») in attuazione di apposita delega all'uopo impartita dall'articolo 15, comma 2, della riforma forense (legge 31 dicembre 2012 n. 247, ibidem, n.6/2013, pagina 20). Esce così, seppure anche stavolta con notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia normativamente prefissata, il Dm 16 agosto 2016 n. 178, con il Regolamento recante le disposizioni per la tenuta e l'aggiornamento di albi, elenchi e registri da parte dei Consigli dell'ordine degli avvocati, nonché in materia di modalità di iscrizione e trasferimento, casi di cancellazione, impugnazioni dei provvedimenti adottati in tema dai medesimi Consigli dell'ordine.

Il sistema informatico centrale - Con tale Regolamento si viene in primo luogo a dar vita al «sistema informatico centrale», sistema realizzato, sviluppato e gestito dal Consiglio nazionale forense per la tenuta degli albi, degli elenchi e dei registri da parte dei Consigli dell'ordine degli avvocati (lettera b dell'articolo 1 del Dm n. 178 del 2016). Esso è realizzato e gestito in modo da mettere a disposizione di ciascun Consiglio dell'ordine territoriale le funzioni di ricezione, accettazione e gestione dei dati e dei documenti informatici relativi agli albi, ai registri e agli elenchi tenuti dal medesimo Consiglio, in modo da mettere a disposizione dei soggetti e dei Consigli dell'ordine territoriali, le funzioni per l'inserimento dei dati e dei documenti informatici, con le modalità stabilite dalle specifiche tecniche espressamente stabilite dal successivo articolo 14 del Dm n. 178 del 2016.

La costruzione di un sistema aperto - Le funzioni per l'inserimento di dati e documenti informatici negli elenchi di cui all'articolo 15, comma 1, lettere e) e f), della legge 247/2012 sono messe a disposizione esclusivamente del Consiglio dell'ordine territoriale dal quale l'elenco è tenuto. Non si tratta tuttavia di un sistema chiuso entro l'ambito ordinistico, del Cnf e degli ordini territoriale, giacché il citato articolo 2 del Dm al comma 5 ne assicura l'accesso anche al pubblico quanto alla consultazione dei dati contenuti negli albi, nei registri e negli elenchi, fatta però eccezione per i dati presenti negli elenchi di cui all'articolo 15, comma 1, lettere e) e f) della riforma forense (legge n. 247 del 2012) in relazione ai quali il sistema informatico centrale assicura l'accesso esclusivamente ai Consigli dell'ordine territoriali e al Consiglio nazionale forense. Si verte quindi in aspetti della vita professionale “ope legis” quanto alla conoscibilità del pubblico così “secretati”, che pure debbono risultare noti agli organi professionali preposti alla tenuta delle scritture essenziali per l'ammissione e la permanenza dell'esercizio professionale. E ciò non può non lasciare perplessi.

Gli ostacoli sulla strada di una vera trasparenza - La suindicata lettera e) dell'articolo 15 della legge 247/2012 prevede che ogni Consiglio dell'ordine istituisca e tenga aggiornato l'elenco degli avvocati sospesi dall'esercizio professionale per qualsiasi causa, che deve essere indicata, e inoltre degli avvocati cancellati per mancanza dell'esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, mente la successiva lettera f) dispone allo stesso modo per l'elenco degli avvocati che hanno subìto provvedimento disciplinare non più impugnabile, comportante la radiazione.

Il suindicato divieto di divulgazione trova evidentemente radice nelle disposizioni del Codice della privacy (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 in Dossier n. 8/2003 di «Guida al Diritto») in materia di protezione dei dati personali. Appare tuttavia dubbio, per l'opposta esigenza di trasparenza e conoscibilità che deve reggere la professione forense, che il pubblico non venga posto in grado di conoscere che colui il quale si spaccia per esercente una professione a tutela di diritti addirittura di portata costituzionale in realtà non sia abilitato a farli valere, perché privo o comunque carente “per tabulas” di esercitare degnamente lo ius postulandi, in particolare nell'ipotesi di cui alla lettera f), di radiazione dall'albo. E non è per niente raro che situazioni a volte drammatiche abbiano a verificarsi, come nel caso del professionista radiato dall'albo che continui a sbandierare nel proprio sito internet il titolo di avvocato, nonostante il divieto recato dal comma 8 dell'articolo 2 della legge 247/2012. Da cui un occhio di tutela all'immediata, certa e completa conoscibilità per l'utente della giustizia si sarebbe anche potuto accordare, mentre sembrerebbe di capire che i panni sporchi si lavano in casa. Per giunta tale disposizione regolamentare cui segue, come si vedrà, quella recata dal successivo articolo 2 del Dm, urta col disposto di cui al comma 3 dell'articolo 15 della legge 247/2016, a norma del quale espressamente viene e si stabilisce che l'albo, gli elenchi e i registri siano a disposizione del pubblico e siano pubblicati nel sito internet dell'Ordine.


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