Civile

In affido condiviso bimba di 15 mesi

di Giorgio Vaccaro

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Decreto regolamentazione affido figli, coppia non coniugata, Tribunale di Roma Sezione Prima, Presidente relatore Giudice Galterio del 26 giugno 2015.

Si all'affido condiviso di una bimba di 15 mesi, anche se i giovanissimi genitori si sono separati durante la gestazione della stessa. Modalità di frequentazioni graduali per recuperare le altalenanti visite del padre.

L'affermazione di questi due criteri assicura il pieno rispetto dei principi di legge in tema di famiglia. Ed infatti, quanto all'affido, in mancanza di una anche minima “inidoneità genitoriale o manifesta carenza comportamentale in capo al padre, che malgrado la giovane età (22 anni) per altro maggiore di quella della madre (20 anni) è apparso nel corso della audizione delle parti un genitore consapevole delle proprie responsabilità” non può che darsi ingresso alla regola prioritaria della modalità “condivisa” come sancito dall'art. 337-ter del codice civile che assicura, appunto, al minore il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori e di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza da entrambi morale da entrambi.

Quanto alla determinazione, in concreto, delle modalità necessarie per assicurare alla figlia minore “ad oggi di appena 15 mesi” il principio della bigenitorialità, osserva in merito il Tribunale : “la tenerissima età della -piccola- unitamente alla cessazione della relazione tra i genitori avvenuta nel corso della stessa gestazione della minore, con altalenanti visite del padre, impone di mantenere la “collocazione residenziale” presso la madre, nonché di graduare la frequentazione del genitore non collocatario al fine di consentire alla piccola” un corretto adattamento.

La curia romana ha, infatti, rilevato come per un minore nella fase neonatale (15 mesi) la figura materna si ponga sostanzialmente come “unico referente” data la necessità di dover affrontare e superare il primo “percorso di crescita nel rispetto della sua evoluzione cognitiva e di progressivo consolidamento di un rapporto affettivo privo di impatti traumatici”.

Dalla necessità di rispettare i canoni di sviluppo ed di serena crescita deriva, poi, la scelta del tribunale romano di determinare i “tempi di permanenza con il padre” con modi e calendari disposti con modalità graduali nel tempo, nello specifico, in merito si è così provveduto : “nella prima fase orientativamente fissata fino al compimento del secondo anno di età e comunque, secondo i più accreditati orientamenti della psicologia neonatale, quando la minore avrà acquisito l'abitudine di addormentarsi e risvegliarsi durante il riposo pomeridiano con il padre, è opportuno che dovendo privilegiarsi il mantenimento dell'habitat domestico della bambina, sia il padre a recarsi in visita presso l'abitazione materna, senza l'accompagnamento di parenti, la cui presenza, avuto riguardo al clima di tensione sussistente tra i due nuclei familiari, finirebbe con il compromettere l'instaurazione di un rapporto sereno tra i due genitori, con evidenti ricadute sulla minore”.

Con ciò sottolineando la particolare attenzione, del tribunale di Roma, in merito ad una dinamica particolarmente presente nei casi di rottura della relazione di una coppia in giovanissima età, ovvero l'esistenza di un vero e proprio “peso delle rispettive famiglie di origine” che, molto spesso, incita ed alimenta lo scontro di coppia, in luogo di divenire elemento di serenità e questo alla luce della, ancora non compiuta, “autonomizzazione” psicologica dei due partner dalla dipendenza affettiva dai rispettivi genitori.

Nel definire il giudizio il Decreto ha poi affrontato il nodo del contributo del mantenimento dei due genitori rispetto alla comune figlia ed ha individuato nel “contributo minimo di € 250,00 mensili, tale essendo secondo i parametri della Sezione il contributo al di sotto del quale non sarebbe possibile neppure soddisfare le più elementari esigenze di vita della minore” l'onere in capo al padre, restando alla madre (20 anni) il corrispondente onere di occuparsi, in via continuativa, dell'accudimento della bambina, almeno sino al maturarsi della prima autonomizzazione della figlia stessa.


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