Civile

Sinistri stradali, paga le spese di giudizio la vittima che non accetta l'offerta congrua

Francesco Machina Grifeo

In un procedimento di risarcimento del danno da infortunio stradale, il rifiuto di una «offerta congrua» da parte del responsabile del sinistro, o comunque della sua compagnia assicurativa, comporta la condanna alle spese di giudizio della parte vittoriosa. Lo ha stabilito il giudice di pace di Palermo, sentenza 20 novembre 2011 , richiamando sul punto una decisione della III Sezione del tribunale di Verona del 28 febbraio 2014.

La vicenda parte dall'infortunio di una signora urtata da una macchina che effettuava una «manovra di retromarcia per posteggiare» mentre stava terminando l'attraversamento di Piazza Vittorio Emanuele a Monreale. La donna che secondo il referto dell'ospedale aveva riportato una «gonalgia post traumatica» chiese 24.500 euro di risarcimento alla compagnia di assicurazioni. L'istituto, senza contestare di dover far fronte al pagamento, aveva lamentato l'eccessiva richiesta risarcitoria e offerto pro bono pacis la somma di 8.500 euro (al netto delle spese legali), cifra accettata dalla vittima soltanto a titolo di «acconto del maggior danno subito». Espletata la Ctu, veniva accertato un danno biologico del 3%, oltreché una serie di giorni di infermità prima totali e poi parziali. Tutto ciò considerato, applicando le tabelle di liquidazione del danno biologico, per il giudice di pace l'attrice ha diritto al seguente risarcimento: 2.449 euro a titolo di danno biologico (3%) + 464 a titolo di ITA (10 gg) + 696,45 a titolo di ITP (30 gg.) + 612 (quale danno morale) + 991 quali spese mediche documentate, per un totale dunque di 5.214 €. Per cui non può che formularsi «un giudizio di piena congruità in riferimento alla somma versata all'attrice» - 8.500 euro - che «appare manifestamente superiore a quella giudizialmente attribuitale».

In ordine alle spese di lite, conclude la sentenza, la nuova formulazione dell'articolo 91 c.p.c. dispone che «il giudice … se accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta». In tal senso, per il Gdp è da condividersi una recente pronuncia del Tribunale di Verona secondo cui «l'ingiustificato rifiuto di una proposta conciliativa legittima la condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese di lite della parte soccombente per il periodo successivo alla formulazione della proposta. Tale condanna può cumularsi con una pronuncia di compensazione delle spese per il periodo anteriore».


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