Civile

Sinistri stradali, no al risarcimento se la Ctu medica va deserta

Francesco Machina Grifeo

Qualora a seguito di una domanda di risarcimento dei danni per invalidità permanente, a seguito di sinistro stradale, il magistrato disponga una accertamento tecnico e la parte non si presenti la relativa domanda va rigettata per difetto di prova. Lo ha stabilito iltribunale di Palermo, sentenza dell'8 febbraio 2016 , respingendo l'appello del danneggiato.

In primo grado, il giudice di Pace aveva già rigettato la richiesta dell’ulteriore risarcimento «ritenendo non provati postumi permanenti e considerando dunque satisfattiva la somma liquidata dalla compagnia assicuratrice in fase stragiudiziale, pari a complessivi 1900 euro».

Proposto appello, venne dunque disposta una Ctu legale ma l'appuntamento andò deserto. E il giudice, ritenendo insussistenti i presupposti per la concessione di un nuovo termine, ha emanato unaordinanza di rinvio per la precisazione delle conclusioni, richiamando sul punto la giurisprudenza della Corte di cassazione secondo cui «l'onere di sottoporsi a visita medica disposta in sede di Ctu grava sull'interessato a ottenere la prestazione, rientrando nell'ambito del generale onere di provare la fondatezza del diritto controverso, con la conseguenza che la mancata presentazione dell'interessato alla visita peritale comporta il rigetto della domanda per difetto di prova (Sez. lavoro, sentenza 19577/13 pronunciata in materia di controversie previdenziali).

E il tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento per invalidità permanente ed anche quella subordinata che chiedeva di limitare il danno alla invalidità temporanea a quanto accertato dal referto di pronto soccorso e alle spese mediche, in quanto «già risarcita in fase stragiudiziale», come attestato dalla sentenza impugnata.


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