Civile

Vendita revocabile se c'è la consapevolezza di ledere il creditore

Francesco Machina Grifeo

Il legatario può proporre l'azione revocatoria (ex articolo 2901 del codice civile ) per la vendita di un appartamento contenuto nell'asse ereditario anche se il suo credito è contestato in giudizio. Non solo, esso si considera sorto al momento dell'apertura del testamento e non in quello successivo in cui il tribunale ne accerta definitivamente l'esistenza. E nell'ipotesi che la vendita sia avvenuta dopo la lettura delle ultime volontà ma prima della sentenza definitiva che accerta la consistenza del legato, per la revoca dell'atto dispositivo è sufficiente la «consapevolezza» del debitore alienante e del terzo acquirente di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore. Lo ha messo nero su bianco la Corte di cassazione, sentenza 23666/2015 , chiarendo che in questi casi non è invece necessario fornire la prova che essi abbiano agito «dolosamente» per pregiudicare l'eventuale futuro credito.

La Corte di Appello di Milano, al contrario, avendo erroneamente collocato l'atto di vendita del 1986, da parte del figlio e della moglie del de cuius, in un momento anteriore al sorgere del credito dell'attrice, fissato il giorno della sentenza definitiva della Cassazione nel 2004 e non invece all'apertura del testamento avvenuta nel 1982, ha finito poi per ritenere necessaria anche la prova che «venditori e acquirente avessero dolosamente preordinato l'atto di compravendita al fine di pregiudicare l'eventuale futuro credito». Prova complessa che secondo il giudice del merito non era stata fornita.

Per la Suprema corte, che ha rinviato alla Corte di secondo grado, invece, siccome l'atto di disposizione patrimoniale dei convenuti va collocato in un momento successivo al sorgere del credito, «sarebbe stata sufficiente la consapevolezza del pregiudizio recato alle ragioni del creditore (c.d. “scientia damni”)». Consapevolazza, la cui prova può essere fornita con ogni mezzo, «anche per presunzioni, la cui valutazione è riservata all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito».

Riepilogando la Suprema corte afferma che «il credito - a tutela del quale l'azione revocatoria è apprestata - va inteso in senso lato, comprensivo della ragione o aspettativa, con conseguente irrilevanza dei normali requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità». In questo senso, prosegue, «anche il credito eventuale scaturente da un legato del quale è discussa la validità è idoneo, quale credito litigioso, a determinare l'insorgere della qualità di creditore che abilita all'esperimento dell'azione revocatoria ordinaria avverso l'atto di disposizione compiuto dal debitore, dovendosi ritenere il credito del legatario insorto nel momento dell'apertura della successione del de cuius».

Del resto, conclude la sentenza, il giudizio promosso con l'azione revocatoria non va sospeso neppure in pendenza di una controversia riguardante proprio l'accertamento del credito. È infatti da escludere l'eventualità di un conflitto di giudicati perché l'eventuale sentenza dichiarativa dell'inefficacia dell'atto dispositivo nei confronti del creditore, «non costituisce titolo sufficiente per procedere ad esecuzione nei confronti del terzo acquirente, essendo a tal fine necessario che il creditore disponga anche di un titolo sull'esistenza del credito».


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