Civile

Fallimento, la revocabilità di rimesse in conto corrente

a cura della Redazione Lex 24

Fallimento - Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Revocabilità - Condizioni - Natura non solutoria - Operazioni bilanciate - Configurabilità - Presupposti - Accordi tra banca e cliente.
Per potersi escludere la revocabilità di rimesse affluite su un conto scoperto, in quanto dipendenti da operazioni bilanciate, è necessario il venir meno della funzione solutoria delle stesse, in virtù di accordi intercorsi tra il "solvens" e l'"accipiens", che le abbiano destinate a costituire la provvista di coeve o prossime operazioni di prelievo o di pagamenti mirati in favore di terzi, così da potersi escludere che la banca abbia beneficiato dell'operazione sia prima, all'atto della rimessa, sia dopo, all'atto del suo impiego.
• Corte di cassazione, sezione I, sentenza 29 luglio 2014 n. 17195


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Revocabilità - Condizioni - Natura non solutoria - Operazioni bilanciate - Configurabilità - Condizioni - Accordi tra banca e cliente - Destinazione a prelievi o pagamenti specifici - Necessità - Prova.
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse in conto corrente bancario affluite su un conto scoperto, per potersene escludere la dichiarazione di inefficacia, in quanto dipendenti da operazioni bilanciate, è necessario il venir meno della funzione solutoria delle stesse, in virtù di accordi intercorsi tra il "solvens" e l'"accipiens", che le abbiano destinate a costituire la provvista di coeve o prossime operazioni di pagamenti o prelievi mirati in favore di terzi o del cliente stesso, in modo tale da poter negare che la banca abbia beneficiato dell'operazione sia prima, all'atto della rimessa, sia dopo, all'atto del suo impiego; la prova dell'esistenza dei predetti accordi, che giovino a caratterizzare la rimessa, piuttosto che come operazione di rientro, come una specifica provvista per una operazione speculare a debito, in relazione ad un ordine ricevuto ed accettato o ad una incontestata manifestazione di volontà, ove non derivi da un atto scritto, può anche essere desunta da "facta concludentia", purchè la specularità tra le operazioni ne evidenzi con certezza lo stretto collegamento negoziale.
• Corte di cassazione, sezione I, sentenza 26 gennaio 2011 n. 1834


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Revocabilità - Condizioni - Natura non solutoria - Operazioni bilanciate - Configurabilità - Condizioni - Accordi tra banca e cliente - Destinazione a prelievi o pagamenti - Necessità.
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie in conto corrente bancario, per potersi escludere la revocabilità di rimesse affluite su un conto scoperto, in quanto dipendenti da operazioni bilanciate, è necessario il venir meno della funzione solutoria delle stesse, in virtù di accordi intercorsi tra il "solvens" e l'"accipiens", che le abbiano destinate a costituire la provvista di coeve o prossime operazioni di prelievo o di pagamenti mirati in favore di terzi, in modo tale da potersi escludere che la banca abbia beneficiato dell'operazione sia prima, all'atto della rimessa, sia dopo, all'atto del suo impiego.
• Corte di cassazione, sezione I, sentenza 7 marzo 2008 n. 6190


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Contratto di apertura di credito regolato in conto corrente - Rimesse effettuate sul conto dell'imprenditore poi fallito - Operazioni bilanciate - Accordi tra banca e cliente - Necessità - Onere della prova - A carico della banca - Sussistenza - Conseguenze.
In materia di revocatoria fallimentare la banca che eccepisca la natura non solutoria della rimessa sul conto corrente bancario dell'imprenditore poi fallito ha l'onere di dimostrare l'esistenza di accordi con il cliente, opponibili alla curatela, i quali assegnino alla rimessa la funzione non di rientro nell'esposizione debitoria, ma di creazione di apposita provvista per una operazione speculare a debito, di pagamento a favore di terzi ovvero di prelievo da parte del cliente; ne consegue che, in difetto, il predetto versamento conserva in linea generale la natura solutoria, ed è revocabile ai sensi dell'art.67 legge fall., avendo valore estintivo del credito della banca, ancorché da essa non richiesto e meramente accettato, come ogni rimessa a fronte di conti privi di affidamento o in quel momento scoperti.
• Corte di cassazione, sezione I, sentenza 9 novembre 2007 n. 23393


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