Civile

Cause arretrate a quota 4 milioni

di Giovanni Negri

L’asticella è stata messa a una misura elevata. Ma ci sono tutti i presupposti per superarla. È fiducioso il ministro della Giustizia Andrea Orlando che, a ridosso di ferragosto, rafforza la campagna per ridurre il debito pubblico della giustizia italiana, lo stock di cause arretrate che con la sua consistenza rischia di compromettere anche la necessità di svolgere i giudizi in tempi ragionevoli e comunque a prova di legge Pinto. Orlando, nella conferenza stampa che ieri ha fatto il punto sul censimento generale della giustizia civile, ha annunciato che entro la fine dell’anno le cause da smaltire si attesteranno a quota 4 milioni.

Un altra netta diminuzione dopo che già gli ultimi dati disponibili sull’anno giudiziario, quello chiuso a giugno 2014, hanno fatto registrare una diminuzione, da circa 5 milioni e 200mila controversie pendenti a 4 milioni e 900mila. «I dati a nostra disposizione ci dicono che siamo sulla buona strada - ha sottolineato Orlando -. E i 4 milioni di cause pendenti rappresentano un numero che il sistema può “digerire” certamente in tempi più utili».

Obiettivo realistico? Orlando precisa che il contributo verrà principalmente «da una serie di misure messe in cantiere» da un Governo che ha deciso di affrontare di petto il problema dell’arretrato civile soprattutto alla luce dei 455 milioni di euro che lo Stato deve ai cittadini a titolo di indennizzo in base alla legge Pinto. Importante in questo senso, e il ministro ci ha tenuto a metterlo in evidenza, il pacchetto di misure varate con l’ultimo decreto legge sulla giustizia civile, dal rafforzamento del processo civile telematico agli incentivi fiscali per la buona riuscita di negoziazioni e arbitrati, passando per l’affiancamento del giudice da parte di un tirocinante e soprattutto dall’innesto, il più elevato da parecchi anni a questa parte, di personale amministrativo: entro fine anno saranno 3.200 i nuovi addetti.

Al ministero della Giustizia, lo precisa la relazione presentata ieri del responsabile del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria Mario Barbuto, si punta anche a una riclassificazione dei dati. Dove la confusione è anche terminologica tra «pendenza» e «arretrato»: tecnicamente, infatti, fa notare la relazione, non è corretto calcolare nel secondo anche le tutele, le curatele e le amministrazioni di sostegno. Ognuna di queste pratiche pur impiegando quotidianamente un giudice non può essere conteggiata nell’arretrato e neppure può considerarsi “pendenza rilevante” per misurare il grado di efficienza di un ufficio perché il suo esaurimento non dipende dalla volontà del giudice titolare. Infatti la chiusura di tali pratiche può aversi solo con l’eventuale decesso dell’interessato oppure (caso molto raro) con la revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione.

Il dato complessivo allora, depurato, dall’influenza delle tutele, porta a fare considerare l’arretrato correttamente inteso come fisso a quota 4.555.613 affari giacenti. Una cifra inferiore di poco più di 700mila procedimenti rispetto al 31 dicembre 2013. Con un pizzico di enfasi allora, la relazione di Barbuto avverte che è tramontata l’era compresa tra il 2007 e il 2013 in cui la voce «arretrato» veniva divulgata con cifre oscillanti ma sempre al di sopra dei 5 milioni.

Un’operazione di riclassificazione che troverà una fase 2 sui provvedimenti di volontaria giurisdizione, il cui peso è ancora da valutare, anche se, complessivamente, nel 2013 i casi sono stati in tutto 825.374. Tuttavia, la vera carta su cui scommette il ministero è il progetto Strasburgo 2 (dall’esperienza positiva del tribunale di Torino guidato da Barbuto). «Questo Piano - ha spiegato Orlando -, mette a disposizione di tutti gli uffici giudiziari gli strumenti necessari per abbattere l’arretrato, partendo da un criterio base, quello relativo allo smaltimento delle cause più “antiche”. Il ministero non può imporre direttive - ha precisato Orlando - ma può diramare circolari proponendo questo programma come consiglio». Tanto più dopo che dal Csm è arrivato un sostanziale via libera.


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