Civile

Discriminatorio negare gli assegni familiari agli stranieri che soggiornano in Italia da lungo periodo

di Paola Cosmai

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Il Tribunale del lavoro di Brescia - con ordinanza del 14 aprile 2015 - disapplica, per contrasto con la direttiva comunitaria 109 del 25 novembre 2003, a tutela degli stranieri soggiornanti di lungo periodo, l'articolo 2, comma 6-bis, della legge 13 maggio 1988, n. 153, nella parte in cui esclude dal nucleo familiare e dai connessi benefici previdenziali “il coniuge, i figli e i figli equiparati del cittadino straniero che non risiedono nel territorio italiano”. La norma è infatti considerata discriminatoria rispetto al trattamento riservato ai cittadini italiani, per i quali il temporaneo allontanamento non incide sulla permanenza del vincolo. Di conseguenza è dichiarato illegittimo il provvedimento con cui l'Inps ha provveduto al recupero delle indennità, nelle more corrisposte agli stranieri non residenti, condannandolo alla restituzione delle somme e alla pubblicazione dell'ordinanza sul proprio sito istituzionale.

La questione

L'interessante pronuncia, di cui non constano precedenti, trae origine dal ricorso in materia di discriminazione di cui all'articolo 28 del Dlgs 150/2011, proposto da alcuni stranieri residenti di lunga durata ai quali l'Inps, per tramite del loro datore di lavoro, aveva ordinato la restituzione delle somme erogate a titolo di assegno per nucleo familiare, avendo accertato l'allontanamento dallo stesso dei congiunti dichiarati conviventi, ma in realtà assenti dall'Italia nel periodo di riferimento.

Provvedimento in corso di esecuzione mediante trattenute stipendiali mensili, delle quali i ricorrenti chiedevano la sospensione, con obbligo di immediata restituzione e cessazione della condotta discriminatoria perpetrata dall'Istituto. Istituto che, tuttavia, oltre a sollevare la questione pregiudiziale di giurisdizione, nel merito deduceva la legittimità dell'ordinanza-ingiunzione adottata, atteso che era incontestata la mancata residenza nel territorio italiano dei congiunti dei ricorrenti, come viceversa richiesto per gli stranieri dall'articolo 2, comma 6-bis, della legge 153, ai fini del godimento degli assegni per nucleo familiare.

La pronuncia

Ritenuta la propria giurisdizione - trattandosi della lesione di un diritto soggettivo a tutela della persona - pacificamente attratta alla cognizione del giudice ordinario (Cassazione, sezioni Unite, 15 febbraio 2011, n. 3670), il Tribunale bresciano dichiara che il comma 6-bis citato, nella parte in cui introduce per gli stranieri residenti di lunga durata un requisito ulteriore rispetto a quelli previsti per i cittadini dello Stato, per l'ammissione al beneficio assistenziale, è discriminatorio e contrario all'articolo 11, commi 1 e 4, della direttiva 2003/109/Ce, secondo cui “il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento del cittadino nazionale per quanto riguarda (…) le prestazioni sociali, l'assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione sociale (…). Gli Stati membri possono limitare la parità di trattamento in materia di assistenza sociale e protezione sociale alle prestazioni essenziali”.

Né, secondo il Giudice, induce a diversa conclusione osservare che l'articolo 7 del Dlgs 3/2007, nel sostituire l'articolo 9 del Dlgs 286/1998, ha stabilito, al comma 12, lett. c), che il lungo-soggiornante può “usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale (…), salvo che sia diversamente disposto e sempre che sia dimostrata l'effettiva residenza dello straniero sul territorio nazionale”, perché lo Stato italiano non si è avvalso di questa facoltà legiferando in materia, con un provvedimento specifico e di data successiva a quello di recepimento della direttiva 109 citata.

Sicché la prerogativa accordata dal Dlgs 3/2007 di disciplinare in modo differente le fattispecie di ammissione ai benefici assistenziali e previdenziali per i cittadini e per gli stranieri residenti di lungo periodo in Italia, non può essere impiegata per salvare la legittimità di una legge, quale la 153/1988, cronologicamente anteriore alla stessa.
Da ciò, dunque, la necessità per il tribunale, in primo luogo, di disapplicare la legge discriminatoria interna, per contrasto con la direttiva comunitaria, “nella parte in cui subordina, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, il riconoscimento dell'assegno per il nucleo familiare agli stranieri lungo-soggiornanti al requisito della residenza in Italia dei loro familiari” e, in secondo luogo, di disapplicare anche la determinazione di recupero delle somme erogate a titolo di assegno per nucleo familiare in applicazione della legge 153, dichiarata illegittima, con obbligo di restituzione delle somme trattenute e di riammissione al beneficio, essendo irrilevante a tal fine l'assenza di dolo o colpa dell'Istituto, non trattandosi di responsabilità risarcitoria, ma di cessazione di una condotta oggettivamente discriminatoria.


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