Civile

Non c’è mobbing se il dipendente fa il “tappabuchi”

di Andrea Alberto Moramarco

Il dipendente comunale “tappabuchi”, ovvero il lavoratore cui vengono assegnati di volta in volta diversi incarichi, non è vittima di mobbing se i suoi compiti rientrano comunque nelle mansioni a lui contrattualmente attribuite. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 4174/2015 depositata ieri.

Il caso - Il protagonista della vicenda è un signore che aveva lavorato per 5 anni alle dipendenze di un comune sardo con inquadramento nella categoria B e con mansioni di esecutore operativo specializzato (ex dattilografo di 4° qualifica funzionale). Il suo rapporto di lavoro si era interrotto in seguito al licenziamento adottato nei suoi confronti per gravi violazioni disciplinari.

La richiesta di accertamento di mobbing - L'ex dipendente si rivolgeva ai giudici chiedendo di accertare l'illegittimità di un tale provvedimento. E al riguardo il lavoratore sosteneva di essere stato vittima di un «disegno unitario finalizzato al suo allontanamento dal posto di lavoro» che gli aveva causato anche uno stato di profondo stress. In particolare, l'ex dipendente riteneva di essere stato oggetto di numerose illegittime sanzioni disciplinari e, soprattutto, di comportamenti persecutori da parte dell'Amministrazione comunale, consistenti nell'assegnazione di incarichi dequalificanti, come il suo utilizzo presso l'Ufficio abigeato, o come messo notificatore o, ancora, in sostituzione di colleghi assenti, tanto da sentirsi una sorta di “tappabuchi”. Per tutto ciò, il lavoratore riteneva di essere vittima di mobbing.

Non c'è mobbing se le attività rientra nelle mansioni - L'esame della vicenda da parte dei giudici non lascia spazio però a strane interpretazioni. Infatti, la Cassazione, come fatto anche dai giudici di merito, esclude categoricamente l'esistenza di mobbing da parte del Comune, posto che i pretesi comportamenti persecutori, discriminatori o lesivi della dignità o salute del lavoratore non sono stati adeguatamente provati dallo stesso, come è risultato anche dalla consulenza tecnica espletata in altro giudizio dove lo stesso lavoratore aveva chiesto, senza esito, il riconoscimento della malattia professionale nei confronti dell'Inail.
E nello specifico, sottolineano i giudici, l'assegnazione di incarichi diversi di volta in volta, anche come tappabuchi, rientrano nelle mansioni contrattualmente previste dal suo inquadramento e ciò vale di per sé ad escludere la sussistenza di comportamenti vessatori e, dunque, la configurabilità di mobbing.


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