Civile

Opposizione agli atti esecutivi, il credito assegnato determina il valore della causa

Francesco Machina Grifeo

Ai fini della liquidazione delle spese di giudizio, il valore della causa di opposizione agli atti esecutivi va determinato sulla base del «credito assegnato» e non del credito complessivamente indicato nell'atto di precetto. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 2858/2015 , ridimensionando la condanna alle spese del ricorrente.

Il caso
- A seguito del rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi contro un'ordinanza di assegnazione per l'importo di 18.297 euro pronunciata dal giudice dell'esecuzione, un condòmino di un residence del Terminillo era stato condannato a pagare le spese del giudizio a favore del condominio, determinate nella misura di 3.500 euro per competenze e 5.000 per onorari.

Il ricorso
- Secondo il ricorrente, un avvocato, il tribunale di Rieti aveva errato nel liquidare diritti ed onorari «tenendo presente lo scaglione di appartenenza del credito vantato dal condominio piuttosto che quello di appartenenza della somma oggetto dell'ordinanza di assegnazione opposta». Per cui, secondo il legale, «essendo quest'ultima dell'importo complessivo di € 18.297,10, le spese di lite avrebbero dovuto essere liquidate tenendo presente lo scaglione delle cause aventi valore da € 5.200,01 ad € 25.900,00». Conseguentemente, risultavano violati i massimi tariffari sia per diritti, liquidati dal Tribunale in 3.500 €, a fronte di un importo massimo di 1.275 €, sia per onorari, liquidati in 5.000 €, a fronte di un importo massimo di 2.355 €. Viceversa il condominio aveva sostenuto che il valore della causa doveva essere determinato guardando all'importo del credito complessivamente indicato nell'atto di precetto, che era pari a 51.712 euro.

La decisione
- Per la Suprema corte, che ha accolto il ricorso, tale assunto è errato in quanto va richiamato il principio, per il quale «in tema di liquidazione delle spese del giudizio nelle cause di opposizione agli atti esecutivi, nel caso di espropriazione forzata, il valore della causa va determinato, con riferimento alla fase successiva all'inizio dell'esecuzione, avendo riguardo agli effetti economici dell'accoglimento o del rigetto dell'opposizione predetta». E da questo criterio può trarsi il corollario per cui «il valore della causa di opposizione agli atti esecutivi proposta avverso l'ordinanza di assegnazione ex art. 553 cod. proc. civ. va determinato avendo riguardo al valore del credito assegnato, qualora la contestazione investa in toto l'assegnazione, poiché gli effetti economici dell'accoglimento o del rigetto dell'opposizione non possono che coincidere col valore del credito che il debitore esecutato conserva in caso di accoglimento dell'opposizione o perde definitivamente in caso di rigetto dell'opposizione».

Dunque, siccome nel caso di specie, l'ordinanza di assegnazione ha ad oggetto un credito del valore di 18.297 euro ad esso vanno commisurati diritti ed onorari della causa che rientra nello scaglione 5.200,01-25.900, come sostenuto dal ricorrente. Da qui la rideterminazione al ribasso degli onorari, fissati dalla Cassazione in 2.300 euro per onorari, e in 1.275 euro per diritti.


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