Civile

Lavoro subordinato: sciopero nei servizi pubblici essenziali

a cura della Redazione Lex24

Non esiste una definizione legislativa dello sciopero. I lineamenti del concetto sono stati individuati sul piano giuridico tenendo conto della storia e delle prassi delle relazioni industriali

Lavoro - Lavoro subordinato - Diritti sindacali - Sciopero nei servizi pubblici essenziali – Nozione di sciopero - Mancata prestazione del lavoro straordinario – Sciopero delle mansioni
Non esiste una definizione legislativa dello sciopero. I lineamenti del concetto sono stati individuati sul piano giuridico tenendo conto della storia e delle prassi delle relazioni industriali. Lo sciopero nei fatti si risolve nella mancata esecuzione in forma collettiva della prestazione lavorativa, con corrispondente perdita della relativa retribuzione. Questa mancata esecuzione si estende per una determinata unità di tempo: una giornata di lavoro, più giornate, oppure periodi di tempo inferiori alla giornata, sempre che non si vada oltre quella che viene definita minima unità tecnico temporale , al di sotto della quale l'attività lavorativa non ha significato esaurendosi in una erogazione di energie senza scopo. In tale logica, la giurisprudenza, dopo alcune oscillazioni, riportò entro la nozione di sciopero anche la mancata prestazione del lavoro straordinario (Cass., n. 2480 del 1976), in cui l' astensione ha una precisa delimitazione temporale e concerne tutte le attività richieste al lavoratore. Al contrario, ci si colloca al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere. E' il caso del c.d. sciopero delle mansioni, comportamento costantemente ritenuto estraneo al concetto di sciopero e pertanto illegittimo dalla giurisprudenza (Cass., n. 2214 del 1986).
•Corte di Cassazione, sezioni Lavoro, sentenza 6 novembre 2014 n. 23672

Lavoro - Lavoro subordinato - Sospensione del rapporto - Sciopero - In genere - Termine ex articolo 2, comma 5, della legge n. 146 del 1990 - Riferibilità alla richiesta delle organizzazioni sindacali di un incontro - Esclusione.
Nel sistema delineato dalla legge 12 giugno 1990, n. 146, per i servizi pubblici essenziali, solo il preavviso minimo di cui all'art. 2, comma 1, per l'esercizio del diritto di sciopero è assoggettato al termine previsto dal successivo comma 5 del medesimo articolo, sicché tale termine non può essere esteso alla diversa ipotesi di richiesta da parte delle organizzazioni sindacali di un incontro per concordare il funzionamento dei servizi minimi essenziali.
• Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 20 giugno 2014 n. 14112

Lavoro - Lavoro subordinato - Associazioni sindacali - Sindacati (postcorporativi) - Libertà sindacale - Repressione della condotta antisindacale - Tutela contro la condotta antisindacale e diritto di sciopero - Rapporti - Alternatività - Esclusione - Rifiuto datoriale opposto ad una richiesta di tentativo di raffreddamento e conciliazione non preclusivo dell'esercizio del diritto di sciopero - Configurabilità - Fondamento.
L'attivazione di procedure di raffreddamento e conciliazione, secondo le previsioni della contrattazione collettiva, e il diritto di sciopero costituiscono oggetto di due situazioni giuridiche facenti capo al sindacato ma dirette a tutelare differenti interessi collettivi di cui questi è portatore, sicché, il rifiuto datoriale opposto ad una richiesta di convocazione nell'esercizio della prima attività sindacale, non ne esclude la lesione, tutelabile con la repressione della condotta antisindacale, anche ove sia comunque consentito l'esercizio del diritto di sciopero, rientrando nella scelta discrezionale delle organizzazioni sindacali optare per l'una o per l'altro degli strumenti posti a salvaguardia degli interessi degli associati.
• Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 17 giugno 2014 n. 13726

Lavoro - Lavoro subordinato - Associazioni sindacali - Sindacati (postcorporativi) - Libertà sindacale - Repressione della condotta antisindacale - Servizi pubblici essenziali - Lavoratori designati per garantire le prestazioni indispensabili - Comunicazione alle organizzazioni sindacali da parte del datore di lavoro - Necessità - Fondamento - Mancanza - Comportamento antisindacale - Informativa proveniente dai lavoratori - Irrilevanza.
In materia di servizi pubblici essenziali, costituisce comportamento antisindacale la mancata comunicazione da parte del datore di lavoro (nella specie, l'Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo) alle organizzazioni sindacali dei nominativi dei lavoratori che, in caso di sciopero, debbono garantire le prestazioni indispensabili, dovendosi ritenere i sindacati titolari di un diritto autonomo e distinto rispetto a quello attribuito ai singoli lavoratori a ricevere detta comunicazione, la quale risponde ad un interesse sindacale (riconosciuto e tutelato dall'articolo 3 dell'accordo sui servizi pubblici essenziali del 20 settembre 2001 per il comparto del Sistema Sanitario Nazionale) a sapere come saranno assicurate le prestazioni indispensabili e a conoscere i nominativi dei lavoratori tenuti a garantirle ed esonerati dalla partecipazione allo sciopero, e che non può essere surrogata da un'eventuale informazione fornita direttamente dai lavoratori.
• Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 giugno 2011 n. 13780

Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Delibere della commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali - Controversie - Giurisdizione AGO.
Le delibere della Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali devono essere impugnate dinanzi al giudice ordinario, sia se abbiano deliberato di applicare una sanzione che di non applicarla.
• Tar Lazio - Roma, sezione I, sentenza 26 giugno 2006 n. 5149


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