Civile

Opposizione a decreto ingiuntivo improcedibile se salta la mediazione delegata

Francesco Machina Grifeo

Con un pronuncia innovativa, il Tribunale di Firenze, sentenza 30 ottobre 2014 , ha dichiarato improcedibile una opposizione ad un decreto ingiuntivo in quanto le parti non hanno esperito la mediazione delegata disposta dal magistrato. La novità coniste nel fatto che, contrariamente ad altre recenti pronunce, la III Sezione civile, giudice Ghelardini, ha ritenuto che ad essere travolta non fosse la domanda monitoria - la cosiddetta «domanda sostanziale» - ma al contrario l'opposizione ad essa.

Secondo l'estensore una tale soluzione si fonda, da un lato, sulla necessità di coordinare sul piano sistematico l'istituto della mediazione con la particolare struttura del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo che presenta «forti analogie con i giudizi impugnatori» nei quali generalmente il codice pone a carico dell'opponente «tutti gli atti di impulso necessari» a portare avanti il processo. E, dall'altro, sulla evidente finalità «deflattiva» del contenzioso giudiziale propria dell'istituto della mediazione.

Il caso - La vicenda originava dall'opposizione ad un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di oltre 22mila euro, a titolo di corrispettivo, per fornitura merce (truciolo per cavalli). L'opponente (in questa fase attore) per difendersi aveva sostenuto l'inadempimento dell'altra parte per aver interrotto la fornitura dopo la prima consegna, ed ha chiesto in via riconvenzionale la risoluzione del contratto. A questo punto il giudice, com'è nella sua discrezionalità, ha disposto la mediazione delegata (ai sensi dell'articolo 5, comma 2, Dlgs 28/10) assegnando un termine di 15 giorni per la proposizione della relativa istanza. E di fronte all'inerzia delle parti ha dichiarato improcedibile la domanda.

Il decreto ingiuntivo
- Il tribunale dopo aver chiarito che in caso di pretesa azionata in via monitoria, proprio per le esigenze di celerità connaturate al procedimento, «l'esperimento della mediazione è possibile solo quando è proposta opposizione, e comunque dopo l'adozione dei provvedimenti, considerati urgenti e latu sensu cautelari, sulla esecutività del provvedimento monitorio emesso», si domanda chi abbia interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità e dunque su chi gravi l'onere di promuovere la mediazione. La norma, infatti, non è chiara laddove asserisce che in simili casi «l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello».

L'analisi
- Secondo un «primo orientamento» il convenuto opposto, cioè il titolare delle pretesa creditoria azionata ed oggetto del giudizio di opposizione, «sarebbe l'unico soggetto che, al di fuori dei casi di domanda riconvenzionale, propone la "domanda giudiziale" e che pertanto dovrebbe subire gli effetti della declaratoria di improcedibilità». Diversamente argomentando, si osserva, «vi sarebbe un irragionevole squilibrio ai danni del debitore che non solo subisce l'ingiunzione di pagamento a contraddittorio differito, ma nella procedura successiva alla fase sommaria, viene pure gravato di altro onere» (Trib. Varese sentenza 18.5.2012, est. Buffone).

Di diverso avviso il tribunale di Firenze secondo cui («pur consapevole della obbiettiva controvertibilità della questione») la mancata attivazione della mediazione disposta dal giudice, «altro non è che una forma qualificata di inattività delle parti» che secondo le regole generali da luogo all'«estinzione del processo». Estinzione che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo «produce gli stessi effetti dell'estinzione del giudizio di impugnazione», e cioè il decreto ingiuntivo opposto «diviene definitivo ed acquista l'incontrovertibilità tipica del giudicato».

L'improcedibilità - Dunque, la locuzione "improcedibilità della domanda giudiziale", spiega la sentenza, «deve interpretarsi alla stregua di improcedibilità/estinzione dell'opposizione» (o dell'impugnazione in caso di appello) e non come improcedibilità della «domanda monitoria» consacrata nel provvedimento ingiuntivo.

Viceversa, se ad essere travolto fosse il ricorso monitorio si addiverrebbe ad una «singolare "improcedibilità postuma" che dovrebbe colpire un provvedimento giudiziario condannatorio idoneo al giudicato sostanziale, già definitivamente emesso, ancorché sub judice». Insomma, continuare a riferirsi alla «domanda sostanziale» produce conseguenze indesiderate come quella di far ricominciare il processo da zero, travolgendo così la ratio deflativa dell'istituto.
L'argomento del «costo» della mediazione delegata, invece, si infrange contro l'esiguità delle cifre, «poche decine di euro», comunque non tali «da far valutare irragionevole la scelta legislativa in questione». Del resto, qualora l'opponente nel primo incontro non addivenga ad alcun accordo, nulla dovrà all'organismo di mediazione.

Infine, conclude la sentenza, l'onere della proposizione della mediazione a carico dell'opponente, «dovrà applicarsi, ovviamente, non solo nei giudiziex art. 645 c.p.c. , ma ogni qualvolta il processo abbia già prodotto un provvedimento idoneo al giudicato ex art. 2909 c.c.. (es. ordinanze ex art. 186 bis e ter c.p.c. ecc.)».


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