Amministrativo

Corte dei conti, magistrati contro la riforma

di Roberto Turno

Un colpo di spugna, l’ennesimo. Una nuova spuntatina di unghie ai processi contabili per danno erariale. Un potenziale spreco di risorse pubbliche. La riforma della Corte dei conti “formato Madia” sta creando seri imbarazzi ai magistrati contabili. Che hanno manifestato tutte loro perplessità in un’audizione dei giorni scorsi a Montecitorio del loro sindacato, l’Associazione nazionale dei magistrati contabili. In un momento molto particolare per la Corte, che solo da ieri, dopo un mese dall’uscita per pensionamento di Raffaele Squitieri, ha il nuovo presidente: è Arturo Martucci di Scarfizzi, già presidente facente funzione, che resterà i carica per un anno.

Intanto la riforma crea problemi. «Abbiamo espresso soddisfazione per il nuovo Codice. Era atteso da tempo e la magistratura contabile associata non è assolutamente contraria a questo Codice», tiene a precisare il presidente dell’Associazione, Ermanno Granelli. Peccato che «ci sono alcuni profili molto delicati che non ci piacciono affatto», aggiunge. E non si tratta di aspetti da poco, a cominciare dall’«abnorme incremento delle cause di nullità degli atti del pubblico ministero contabile e dalla riduzione del termine di prescrizione per l’azione di risarcimento». Appunto: un colpo di spugna, anche se questo Granelli non lo dice. Che spiega: «Ci sono disposizioni che prevedono la nullità - e sottolineo: la nullità - da eccepire in ogni grado di giudizio per la mancata motivazione del pm contabile. Mettendolo in una situazione di sostanziale paralisi: chiedere che ogni atto sia motivato, significa intasare completamente l’attività delle Procure». E far decadere tutto? «Il vero punto sono gli atti pre-processuali - spiega Granelli - dalle richiesta di istruttoria alle acquisizioni documentali. Ma cosa dobbiamo motivare? Col paradosso che il pm penale nella stragrande maggioranza dei casi non deve motivare».

Un giro di vite che fa il paio, tra l’altro, con la riduzione dei termini di prescrizione prevista dalla riforma. «Non c’è chi non veda che la riduzione dei termini prescrizionali incide sull’attività del procuratore», è convinto il sindacato dei magistrati contabili. Tanto più che non si può allineare il caso con quello del penale: «Alla Camera abbiamo sottolineato di nuovo che la richiesta del Pm contabile è di tipo civilistico. È un risarcimento del danno, che non si prescrive mai quando si fanno atti interruttivi», sottolinea ancora Granelli. «Guardi la Francia, dove il credito erariale non si prescrive mai. Perché è un bene pubblico, un bene di tutti. Ma come si può immaginare mai un mancato recupero, quando magari parliamo di corruzione, di frodi aggravate, di truffe comunitarie. Proprio in questi momenti, poi... Anzi servono strumenti più efficaci per i sequestri cautelativi per poter aggredire i patrimoni quando si perfezionano le condanne». Già, perché oggi quando la Corte dei conti condanna, lo Stato non incassa mai. O quasi.


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