Amministrativo

Tar e Consiglio di Stato: arretrato dimezzato nel giro di cinque anni

di Marzio Bartoloni

Una giustizia amministrativa più rapida- una controversia ormai dura dal Tar al Consiglio di Stato non più di un anno e mezzo - e più “leggera”visto che l’arretrato nel giro di 5 anni si è più che dimezzato, grazie alla cancellazione dei ricorsi più vecchi e a una produttività dei magistrati cresciuta del 20 per cento. E con i giudici che si dicono già pronti all’appuntamento con il processo amministrativo totalmente digitalizzato che scatterà dal prossimo gennaio, come dimostra la recente introduzione della firma digitale, strumento che sarà utilizzato per autenticare tutti i provvedimenti giurisdizionali.

A fare il punto sullo stato di salute dei nostri tribunali amministrativi regionali e di Palazzo Spada è stato ieri il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno che ha avvertito come dal 2011 al 2015 ci sia stata una imponente riduzione dell'arretrato:  i ricorsi pendenti tra Tar e Consiglio di Stato sono passati da 536.726 del 31 dicembre 2010 a 268.246 di fine 2015. «Mi farebbe piacere se, quando si parla di giustizia lumaca in Italia, si facesse più chiarezza su queste diverse realtà della giustizia amministrativa», avverte Pajno che per smaltire l’arretrato rimasto («ancora enorme») indica - visto che il ricorso ai decreti di perenzione è in diminuzione - la strada dell’istituzione di sezioni stralcio, «impiegando magistrati in pensione, a costo ridottissimo». Pajno sottolinea anche l’aumento di produttività dei suoi colleghi: «Nel 2010 i ricorsi definiti erano circa 48mila nel 2015 sono stati oltre 60mila, un incremento del 20% in 5 anni che, francamente, ci pare oggi impossibile incrementare ulteriormente».

In netto miglioramento anche le performance sui tempi: se la distanza dal deposito del ricorso alla prima decisione collegiale era di circa 700 giorni nel 2010 (746 per i Tar, 662 per il Consiglio di Stato), nel 2015 è crollata a poco più di 200 giorni (220 per i Tar, 210 per il Consiglio di Stato). Ma tutti questi progressi ora - secondo il presidente del Consiglio di Stato - rischiano di essere compromessi dall'attuale grave carenza di organico: «Per i Tar abbiamo 284 magistrati in servizio, mentre ne dovremmo avere 403. Per il Cds ne abbiamo 72 mentre dovremmo averne 114. Su tre magistrati che dovrebbero lavorare, ne abbiamo di fatto meno di due». Carenze che comunque dovrebbero essere in parte risolte dai concorsi che si stanno concludendo e che sono in programma a inizio anno oltre che dalle nomine governative.


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