Amministrativo

Gare, l'impiegato comunale part-time può partecipare solo se autorizzato

di Francesco Clemente

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Viola i principi di correttezza, libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza, l'impiegato part-time del Comune che partecipa a gare bandite dal proprio Ente senza una motivata autorizzazione che abbia escluso incompatibilità o conflitto d'interessi con l'attività di servizio. L'ha stabilito il Tar di Salerno nella sentenza n. 914/2015 , depositata dalla Seconda sezione il 24 aprile scorso. I giudici hanno accolto il ricorso di una società che contestava l'affidamento di un appalto bandito da un Comune per lavori di abbattimento di alberi. La gara, da aggiudicarsi in economia e su consultazione di almeno cinque ditte secondo quanto disposto dal Codice degli appalti pubblici (comma 11, art. 125, Dlgs n. 163/2006), era stata vinta da un'impresa che, all'epoca della procedura, era amministrata - con firma disgiunta insieme al fratello - da un dipendente a tempo parziale del Comune. Stando alla sentenza, nei confronti dell'impiegato l'Ente aveva avviato procedimento disciplinare per incompatibilità e in assenza di specifica autorizzazione.

Sul punto, il Tar, annullando la procedura di selezione, ha richiamato i “casi di incompatibilità” disciplinati dal “Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato” (art. 60, Dpr n. 3/1957) per cui «l'impiegato non può esercitare il commercio, l'industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato e sia all'uopo intervenuta l'autorizzazione del Ministro competente». Inoltre, come sottolineato dal collegio in base a quanto fissato dalle “Norme regolamentari sulla disciplina del rapporto di lavoro a tempo parziale” (comma 2, art. 6, Dpcm n. 117/1989), «le deroghe a tale limitazione previste per i dipendenti a tempo parziale riguardano l'esercizio, previa motivata autorizzazione dell'Amministrazione o dell'ente di appartenenza, di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio, non siano incompatibili con le attività di istituto della stessa Amministrazione o ente».

A detta dei giudici, tali ulteriori prestazioni sono ammesse anche qualora «non comportino un conflitto di interessi con la specifica attività di servizio svolta dal dipendente ovvero pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione» come stabilito per il pubblico impiego dalle “Misure di razionalizzazione della spesa pubblica” (comma 57 e ss., art. 1, legge n. 662/1996). Nel caso di specie poi, il Comune appaltante aveva già adottato anche un “Piano provvisorio di prevenzione alla corruzione” come richiesto dalle “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” (legge n. 190/2012, “anticorruzione”).

Secondo tale Piano, «il conferimento operato direttamente dall'amministrazione, nonché l'autorizzazione all'esercizio di incarichi che provengano da amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza, ovvero da società o persone fisiche, che svolgano attività d'impresa o commerciale, sono disposti dai rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, o situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi che pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente, nell'interesse del buon andamento della pubblica amministrazione». La sentenza ha quindi affermato che «la partecipazione alla gara della ditta…costituisce violazione dei richiamati principi, “desumibili” dal codice dei contratti pubblici, di correttezza, libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza».


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