Amministrativo

Anche i bagarini subiscono il Daspo

di Guglielmo Saporito

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Anche i bagarini subiscono il divieto di accesso agli stadi (Daspo), in applicazione dell'articolo 6 della legge 401/1989. Lo sottolinea il Tar Piemonte con la sentenza 23 dicembre 2014 numero 2097, che ha allontanato per un anno un venditore abusivo, da incontri di calcio di campionato serie A, B e C, nonché dalle gare all'estero delle squadre italiane e della nazionale. Nella vendita non autorizzata dei biglietti, si è infatti vista una condotta “pericolosa” o “violenta”, anche se la vendita non autorizzata è solo un illecito amministrativo (e non un reato).

Il divieto di accesso riguarda anche le gare all'estero perché, sottolineano i giudici, l'attuale sviluppo e la generalizzata accessibilità (anche economica) dei mezzi di trasporto consentono di coprire lunghissime distanze in un tempo relativamente breve, considerando la durata dell'intero evento sportivo, comprensivo della fase preparatoria (con l'arrivo anticipato dei tifosi) e della fase successiva (con la partenza dei tifosi, a volte molto ritardata, all'esito del risultato della competizione).

Linea dura anche nei confronti dei tifosi, ma limitata alle manifestazioni sportive cui si partecipi dall'esterno: il Tar Veneto (436/2014) ha infatti confermato il Daspo al tifoso trovato con un coltello, un passamontagna ed un grammo di cocaina. Tuttavia, lo stesso tifoso è stato autorizzato a partecipare a partite ed allenamenti nella qualità di giocatore, in particolare quale dilettante di calcetto a cinque nel campionato nazionale di serie C .

Il divieto di accesso a manifestazioni sportive non scatta in modo automatico per qualsiasi denuncia di violenza o pericolo, ma va calibrato e contestualizzato. Lo sottolinea il Tar Milano nella sentenza 3 dicembre 2014 n. 2884 , relativa ad una contestazione durante allenamenti di basket.

Nel caso specifico, alcuni tifosi della Olimpia Armani di Milano, entrati nella palestra mentre era in corso la riunione tecnica di pre-allenamento, avevano occupato il campo da gioco, impedendo la preparazione atletica. Il leader della tifoseria, con un lungo discorso, contestava al general manager ed agli atleti le vicissitudini della squadra nel campionato, e ciò risultava da una ripresa televisiva, che i giudici hanno visionato. Proprio dalla visione del filmato, i giudici hanno desunto la connessione dell'episodio solo ad una imprevista sconfitta in Coppa Italia.

Seppur con toni concitati, secondo il Tar i tifosi non avevano espresso alcuna condotta violenta, bensì “un franco reciproco confronto” sulle cause del calo di rendimento sportivo, imputato a scarso attaccamento ai colori sociali ed a motivi di vita privata dei giocatori.

Nessun Daspo quindi per i tifosi di pallacanestro, anche perché, dopo il discorso del leader della tifoseria e la replica di alcuni giocatori, l'allenatore aveva preso la parola al fine di ripristinare un clima di coesione. Clima che aveva poi generato un sensibile miglioramento delle prestazioni della squadra, “fino alla vittoria del campionato nazionale”. Senza violenza e pericolosità sociale, quindi non vi è divieto di accesso alle manifestazioni sportive. Ed entro determinati limiti i tifosi possono chiedere conto, anche vivacemente, del calo di rendimento sportivo.


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