Amministrativo

Spiagge, all'esame della Corte Ue la proroga delle concessioni al 2020

di Guglielmo Saporito

Tornano davanti ai giudici i problemi delle concessioni demaniali marittime prorogate fino al 31 dicembre 2020 in attesa della verifica dell'applicabilità della direttiva Bolkenstein. Il Tar di Milano, nella sentenza 26 settembre 2014 n. 2401 (sull'occupazione di un'area demaniale con chiosco, bar, banchine e pontile sul lago di Garda), rimette il caso alla Corte di giustizia Ue per un parere pregiudiziale.

Con una serie di proroghe, l'ultima nel Dl 179/2012 (articolo 34-duodecies), sono state portate fino al 31 dicembre 2020 le concessioni che scadevano entro il 31 dicembre 2012. Questo regime, secondo i giudici milanesi, sottrae il demanio al confronto competitivo tra operatori, e quindi altera la concorrenza. Più in particolare, le proroghe successive di concessioni consoliderebbero posizioni di sostanziale monopolio e, di fatto impedirebbero a nuovi aspiranti di prendere il posto dei vecchi gestori. La pronuncia del Tar di Milano non ha un'effetto diretto sulla proroga delle concessioni, ma suona come un campanello d'allarme poco tempo dopo che la Commissione europea aveva chiuso (il 27 febbraio 2012) una procedura d'infrazione proprio sul tema delle proroghe delle concessioni. Appena dopo la chiusura della procedura d'infrazione, la legge 221 del 17 dicembre 2012 ha prorogato di cinque anni (appunto, fino al 31 dicembre 2020) le concessioni demaniali turistico ricettive: ed è appunto questo comportamento del legislatore, secondo i giudici amministrativi, non va condiviso.

In ossequio all'ordinamento comunitario, nel vigente Codice della navigazione non esiste più il «diritto di insistenza», cioè la preferenza accordata al concessionario in scadenza circa un successivo periodo. Ed è altresì vero che il legislatore si era impegnato a rispettare i principi di concorrenza, libertà di stabilimento, garanzia di esercizio e sviluppo, con valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti. In una parola, il legislatore aveva promesso di procedere mediante gare per la scelta dei concessionari del demanio marittimo turistico ricettivo.

La proroga dalla fine del 2015 al 31 dicembre 2020 non è quindi sembrata leale al Tar milanese, che ha espresso alla Corte di giustizia aperte critiche al meccanismo di proroga: la Corte si pronuncerà con una prevedibile censura alla legislatore, sollecitando l'applicazione della direttiva Bolkenstein e cioè le gare tra aspiranti concessionari. In conseguenza, si riaffaccia l'incertezza per tutti concessionari delle spiagge d'Italia, che ritenevano di poter attendere la fine del 2020 per conoscere il loro destino.

Un segnale positivo, peraltro, emerge da altri giudici amministrativi: in particolare, il Consiglio di Stato ha di recente stabilito che la gestione degli immobili delle Casse di previdenza, qualora avvenga attraverso fondi immobiliari, non è soggetta al regime delle gare pubbliche (1 ottobre 2014 n.4882). E per il Demanio, da tempo, si pensa alla possibilità di fondi immobiliari che, operando come privati, potrebbero applicare i principi di concorrenza con minore rigidità rispetto a quanto necessario per gli appalti, garantendo ai concessionari storici un'adeguata valutazione della professionalità acquisita.


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