ACQUA: I LIMITI DEL SERVIZIO CHE IMPEGNA IL CONDOMINIO

LA DOMANDA A Firenze, i proprietari di immobili locati rischiano di pagare l’acqua dei loro inquilini. La società di gestione dell’acquedotto pare abbia stipulato i contratti di erogazione direttamente con le amministrazioni condominiali; un accordo discutibile che, peraltro, solo in pochi casi è stato deliberato dalle assemblee condominiali. Per la sua carica vessatoria, tale accordo si trasforma ancor oggi in un vero e proprio sopruso quando viene traslato a nuovi proprietari, pur motivato dal fatto che le letture e l’incasso delle fatture (ovviamente a nome dell’inquilino) sono affidati a società di servizio intermedie. Insomma, il proprietario di un appartamento locato, pur non avendo alcun contratto con la società di gestione dell’acquedotto, può essere sussidiariamente chiamato al pagamento di una fattura intestata all’inquilino moroso in base ad un assurdo intreccio contrattuale tra acquedotto, amministrazioni condominiali e letturisti. È lecito tutto ciò?

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